Fiorello il trascinatore non spegne mai i sorrisi

 

DAL VIVO. Al Palafabris di Padova tutto esaurito e acclamazioni. Musica e gag, due ore ad alta intensità e mai volgari.

Chiara Roverotto

PADOVA
Fiorello ti acchiappa, ti stritola, non ti muovi più, stai lì in preda alla risata. Ti vengono le lacrime agli occhi, ti accasci, ti pieghi in due, ma continui. Non ti dà tregua e ti chiedi come fa in due ore di spettacolo a lasciarti un attimo senza un sorriso stampato sul volto. Senza un ricordo che ti porta indietro agli Anni Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta.
Arriva sul palco con mezz'ora di ritardo: accappatoio, retina sui capelli alla siciliana, calzini e ciabatte. Ed è subito un boato. Il Palafabris è stracolmo, alle sue spalle il sipario rosso ancora chiuso. Ma lo spettacolo inizia anche se lui "soffoca" applausi e risate dicendo «arriveranno dopo…». Non punta sulla politica, ma non può astenersi dal dire che «il premier, vista la sigla automobilistica, vorrebbe cancellare Padova. Ogni volta che vede scritto Pd diventa pazzo…». E poi attacca con quello che sarà il leitmotiv dello spettacolo, la fine del mondo nel 2012, quella che l'autore e conduttore Enrico Giacobbo di Voyager predice da tempo. Intanto sempre in vestaglia esce anche il maestro Enrico Cremonesi (alla guida di una band formata da undici elementi tra musicisti e vocalist), qualche battuta, i due rientrano e lo spettacolo vero, pensato, cantato, immaginato, inizia.
Fiorello si presenza in pantaloni neri, camicia bianca, cravatta con pailettes, capelli all'indietro che continua a toccarsi. Leggermente appesantito, si muove comunque con la solita agilità. Il primo tributo con "Allegria " va a Mike Bongiorno. Poi, dopo aver salutato il sindaco di Padova Flavio Zanonato (chiamato in causa più volte nel corso della serata), un accenno alla cronaca locale. «Ho letto di quella ragazza che vorrebbe dare la sua verginità ad Ahmadinejad, ma con tutti i porci che ci sono in Italia, proprio in Iran deve andare? Ma spiegatelo a voi a questa giovane donna…».
Battute, stoccate vincenti che non fanno scendere di tono lo spettacolo. Mai una volgarità, anche gli argomenti più esilaranti prendono il tragitto della spontaneità, scioltezza. Sul palco compaiono le mitiche figure della storia della canzone e della musica. Ologrammi che si formano e poi si spostano in un medley di canzoni del rock italiano e non solo, dove trovano forma Mina, i Ricchi e Poveri, gli Abba, Michael Jackson. Ma il meglio lo dà con i monologhi: la tecnologia che ci impedisce di vivere, con i testi delle canzoni degli Anni Trenta, Quaranta. «Tristi, impossibili e tutte con il solito ritornello musicale».
Fiorello non resta mai impigliato nella rete della volgarità, riempie di sogni le attese di chi lo segue senza tentennamenti. Seduce, attira, spiazza e, soprattutto, ti fa sorridere. Sempre. Qualche accenno berlusconiano, ma giocato solo sulla voce, una performance con la batteria dei Pooh, una canzone di Jovanotti, degli 883. Ecco come si muove sul palco lo showman, lasciando tutti attaccati alle sedie, attenti a non perdersi nemmeno una parola, perché sarebbe un'occasione per perdere il sorriso, e di questo tempi, è meglio tesaurizzare.
È veloce il comico catanese con il suo slang americano con la parola «minchia, che in Sicilia viene usata come fosse un punto, una virgola….». Sale e scende dalle scale del palco. Si mescola al pubblico, stringe mani, riesce a fare alzare tutti a cantare. Beve, si asciuga il sudore, ma il ritmo non scende e la regia di Giampietro Solari lo segue alla perfezione come su una pista - sulla quale andrà a consumarsi il fuoco che Fiorello ha dentro, sempre in fuga e alla ricerca delle proprie pazzie - come se dietro le quinte ci fosse un filo che li lega entrambi. All'unisono.
L'ampio anfiteatro di villa Contarini a Piazzola sul Brenta sarà la sede della seconda data padovana del Fiorello Show tour che si terrà il prossimo 12 giugno.

 

fonte: www.ilgiornaledivicenza.it