Addio Luttazzi, gentleman della tv
Fiorello: gli dedico il mio spettacolo

Il ricordo dello showman:
«Ha portato lo swing in Italia»

Francesco Rigatelli

Mesi fa tocca a Nicola Arigliano e Fiorello si dispiace tanto: «Insieme a Luttazzi ha dimostrato che lo swing lo sanno fare anche gli italiani». Ora scompare pure il secondo. Ed è paradossale scrivere su internet, nel mondo virtuale, di persone in carne ed ossa come Lelio Luttazzi, che improvvisamente non ci sono più. Perché lui e Raimondo Vianello, ma pure Corrado Mantoni e addirittura Mike Bongiorno, con tutte le loro differenze, sono soprattutto persone. Gli ultimi gentiluomini. Dove "gentili" vale per la loro definizione al pari e inseparabilmente da "uomini". La generazione della guerra, che ama la musica ed il sorriso come nessuno poi proprio perché ha pianto e sofferto come nessuno poi!

Solo Fiorello coglie la potenzialità di questo tesoro da rivitalizzare. «Ora sono in Sardegna e da qui dedico a Luttazzi il mio spettacolo di Cagliari», si commuove il presentatore. Che li continua ad amare tutti. Ma così tanto da tirarli fuori dal museo delle cere e riportarli alla radio, in tv e nelle pubblicità. Per concretizzare quel dialogo intergenerazionale così complicato da trovare in Italia. Già nel 2005 attraverso Viva Radio 2 appoggia la candidatura di Arigliano al Festival di Sanremo, culminata nella partecipazione con la canzone Colpevole, vincitrice quell’anno del Premio della critica. E dopo 35 anni riesce a estrapolare Luttazzi dal volontario esilio televisivo in seguito all’arresto, con Walter Chiari nel 1970, per l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti. Nonostante l’immediata riabilitazione, Luttazzi sparisce. Solo Fiorello nel 2006 lo riporta in diretta su Raiuno con una battuta: «Il motivo per cui manchi da via Asiago da 35 anni lo sanno tutti: hai perso il pass». E Luttazzi per ringraziarlo lo incorona in un’intervista: «Mi ricorda Walter Chiari».

Nel 2009 il re dello swing italiano riappare come padrino di Arisa sul palco di Sanremo. La canzone è un rifacimento di Ma l’amore no del 1942 e lui l’accompagna al piano in smoking col solito sorriso di chi ha conosciuto Louis Armstrong, Ella Fitzgerald ed Errol Garner. Poi accetta l’invito di Antonello Piroso a farsi intervistare a Niente di personale su La 7. Tutto merito di Fiorello: «Come un nipote per me, lui e Christian De Sica sono gli unici eredi del gusto dei nostri tempi». E notare che per riferirsi alla musica di Gershwin e Sinatra, Luttazzi tira in causa il gusto. Mentre le canzoni contemporanee le trova povere: «Sono fatte da due o tre accordi, praticamente un ritorno alle zampogne».

 

 

fonte: www.lastampa.it