L'infanzia, gli esordi e una carriera folgorante Fiorello racconta la sua vita. "Basta un gesto per riportarmi nella mia Isola". E qualsiasi cosa che me la ricordi. Se vedo un fico d'India o uno che lo mangia, mi si apre il mondo, sento gli odori, rivedo mia nonna che li pulisce e mio padre che raccontava che i soldati tedeschi li mangiavano con le spine
"Palermitani aspettatemi, c'u sfinciuni cù l'ogghiu e chinu 'i pruvulazzu. Al Velodromo... M'arraccumannu". Fiorello s'annuncia in un misto panormita-catanese. L'appuntamento attesissimo è per sabato prossimo. L'ex re del karaoke non sta nella pelle, nel suo studio romano assistito dal fedelissimo e palermitanissimo Ciccio Bozzi prepara il ritorno dopo la pausa d'agosto ("Il mio ritiro precampionato che per un problema di fisioterapia ho fatto con Miccoli, bruttino simpaticissimo"), ma è già in forma da one man band. un'ultima affilata alle battute, un arrotamento-arrochimento di voce alla Camilleri, l'anti-erre moscia da principe terrone per neutralizzare "l'agguerrita concorrenza" di Emanuele Filiberto, "il giovane che avanza", e un pensiero affettuoso agli operai della Fiat di Termini Imerese, che gli mandarono l'appello via Facebook "Ti amiamo, fai qualcosa per noi". Mattatore, Re Mida dell'audience, lirico, ironico, comico, il neo-cinquantenne Rosario Fiorello da Augusta è caso conclamatissimo di siciliano riuscito.
Lei è l'emblema del "cu niesci arriniesci"?
"Sì, sono arrinisciuto, ma quando lavoravo per le pompe funebri il mio massimo era lavorare per quello. Quando ho cominciato a fare il cameriere nei villaggi turistici l'importante era fare il cameriere nel miglior modo possibile. Così di cosa in cosa, è venuta l'animazione senza mai avere un punto d'arrivo".
Nemmeno la televisione?
"Una volta la televisione era un punto d'arrivo, oggi è un punto di partenza. Quando sono arrivato in tivù mi sono detto: "però, sono qua!", invece non era così perché mentre facevo DeeJay Television e il primo karaoke capivo che quella non era la mia strada. E pian piano sono arrivato a fare il varietà televisivo".
E il grande ritorno alla radio...
"Che è stato il primo amore. Che nostalgia gli inizi da pioniere a Radio Master Sound ad Augusta seguita da Radio Marte, quindi venne il tempo di Radio DeeJay fino alla consacrazione di Radio Rai".
Che cos'è il successo?
"Per me una conferma di sicilianità. Noi siciliani siamo fatti così: quando nel paese uno, non che diventasse famoso, ma che già andava a lavorare a Milano, tornava vestito e pettinato in modo diverso, e con un accento anch'esso diverso, non stava simpaticissimo! Ma quando fai il pieno al Cibali con tanta gente rimasta fuori, e sai che a Palermo ti attendono quattordicimila persone, capisci che non deve essere stato facilissimo raggiungere questo traguardo".
Come nasce un suo show?
"Con Ciccio Bozzi prepariamo le gag. Ci diciamo come si dice la tal cosa a Palermo? La spazzatura come la chiamate? 'A munnizza! Bene, lavoriamo su quella ma tutto è imprevedibile. Infatti io esco con l'accappatoio, come dire ora vediamo che fare? Magari con un po' di attualità e di politica sia pure con tono leggero. Sono un comico, non devo schierarmi. Pensi che Fini è venuto a vedere lo show a Roma al Palaeur e in quel momento con Berlusconi c'era stato solo qualche piccolo screzio. Arrivo, lo vedo e dico "saluto il capo dell'opposizione Gianfranco Fini"! C'è stato il boato, lui e Bocchino hanno riso molto. Useremo anche qualche riferimento palermitano, tanto qui i problemi non mancano. In più quando vado in Sicilia non riesco a fare a meno di parlare in siciliano. Lo so, mi scapperanno botte di "minchia" e al maestro Cremonesi che è milanese verrà un colpo. Ma lui pensi alla musica ché al resto ci penso io".
Qual è stato il più grande amore dello spettacolo?
"Mio padre Nicola, buonanima. Lui sì che era un artista. Non aveva avuto l'occasione per ragioni sociali, quindi ha fatto l'appuntato della Guardia di Finanza, ma era bello come Clark Gable, mia madre mi diceva che andando in giro con lui lo guardavano tutti, cantava con lo stile del periodo, molto melodico, ed io lo ammiravo. Evidentemente la scintilla è stata quella. Lui è stato il mio grande uomo di spettacolo e il punto di riferimento. Se fosse nato a Roma avrebbe senz'altro fatto cinema, magari i film dei telefoni bianchi".
Con suo fratello ha lavorato?
""A casa mia ero timidissimo - ha raccontato Beppe - quando c'erano Rosario e mio padre fascinoso, simpaticissimo, qualunque cosa dicessero facevano ridere". Abbiamo lavorato insieme nei villaggi quando era ragazzino e quand'è arrivato a Milano nel gruppo di Cecchetto, dopo di che lui ha preso la strada del cinema ed io quella dell'aceto. È incredibile come due siano fratelli e facciano cose diverse. Io al cinema soffro. Al massimo posso fare qualche cameo. Già la pubblicità, 30 secondi, è pesante, figurati se devi fare un film".
Il cameo è la sua partecipazione a "Passioni" il film di Turturro presentato a Venezia?
"È un film che gioca sulla canzone napoletana a metà col music-hall. Turturro mi ha messo a cavallo di uno sceccu per fare Caravan Petrol con un copricapo alla Rodolfo Valentino. Ammetto che mi sono divertito".
Com'è la pubblicità senza Mike?
"La prima campagna senza di lui è stata molto triste. Arrivo sul set e dico: lo so ragazzi, non c'è, continuiamo nel suo ricordo. Naturalmente non ho rifatto una coppia, sono solo e non ho mai ricevuto tanti complimenti come nella nuova campagna pubblicitaria, fatta di gag e di cose veramente successe come gli occhiali del cameriere e il bambino che mi chiede l'autografo".
Qual è la Sicilia che si porta dentro?
"È qualsiasi cosa che me la ricordi. Se vedo un fico d'India o uno che lo mangia, mi si apre il mondo, sento gli odori, rivedo mia nonna che li prende con la canna e li pulisce con maestria, mio padre che raccontava che i soldati tedeschi si mangiavano i fichi d'India con tutte le spine. Nel mio ufficio ho una carta geografica con una Sicilia enorme, e in casa i paesaggi di un pittore di Taormina. E tutto mi riporta indietro, nella mia infanzia e gioventù ad Augusta, a Riposto, a Letojanni, dove torno ogni anno a giugno per stare con tutta la famiglia".
E i cibi ?
"Non mi mancano. Mia madre sta a Roma. Si comincia con le melanzane alla parmigiana e si va avanti. In più mia moglie, Susanna Biondo, che è di Santa Ninfa, e ci mette la sapienza della cucina delle sue parti".
Dopo questo show che cosa farà?
"Non lo so, lo show dovrebbe andare avanti fino a dicembre ma forse proseguirà per le tante richieste già arrivate: a Firenze per la quinta volta, a Milano per la decima, a Bologna. Bellissimo, e molto probabilmente un ritorno a Palermo, a ottobre".
Tornerà in radio o in tivù?
"Non so niente del mio futuro. Per ora sono concentrato sullo show. In radio non lo so, ho riallacciato i rapporti con Sky per cui ho fatto una campagna pubblicitaria che comincerà il 12 settembre"
fonte: http://palermo.repubblica.it