Fiorello - Aspettando Angelica
di Emilia Patruno
Il successo, la
trasgressione... Ha già trascorso molte vite. Ma ora pensa solo alla moglie
Susanna e alla figlia Angelica che nascerà.
Il successo si misura anche dal
coro di quelli che ti dicono: «beata te» quando dici che vai a intervistare Fiorello.
Ed è proprio un tripudio: la folla all’ingresso della Rai di corso Sempione a
Milano (in genere questo succede a Roma), lo stuolo di ammiratrici e ammiratori
già galvanizzati che si prepara ad assistere allo spettacolo (perché è
proprio uno spettacolo, anche bello e divertente da vedere, non solo da
ascoltare), gli autografi e persino le pizzette calde calde che una fan gli ha
portato e che lui, Fiorello – personalmente, generosamente – distribuisce ai
presenti, assaggiandone soltanto un paio, perché, dice, «il problema è la
linea, tendo a ingrassare».
L’altra linea, invece, quella
che si passa da un programma all’altro, quella dell’etere, al contrario, non
è un suo problema.
Più che "conservare" dovremmo forse dire "aumentare", proponendosi in maniera nuova, in maniera inedita: se un critico severo e compassato come Aldo Grasso si sbilancia sul Corriere della Sera parlando del «programma più bello e importante della Tv italiana» (da esperto qual è, Grasso fa riferimento anche al fatto che è possibile scaricarlo in podcasting – un sistema che permette di scaricare in modo automatico risorse audio o video, chiamate podcast, utilizzando un programma gratuito chiamato aggregatore o feeder – o seguirlo, sempre via Internet con una web cam) o se un autorevole intellettuale politologo come Edmondo Berselli, direttore della rivista Il Mulino, abbandona
temporaneamente elezioni e
dintorni per diventare il biografo di uno showman..., allora bisogna proprio
ammettere che si è di fronte a un fenomeno della natura di prima grandezza, a
uno che ha di colpo fatto invecchiare gli altri programmi radiofonici, a uno che
ha scelto la radio e non l’ha adottata come una situazione di ripiego, per
riempire l’intervallo tra un programma televisivo e un altro, a un signore che
si è preso il lusso di prendere tra le braccia la Cenerentola dei media e di
farla diventare principessa... Grazie a Marco Baldini, amico dai tempi di
Radio Dj («È la mia cavia, quando ride lui, ridono tutti»),
all’affetto del suo pubblico, al calore della famiglia.
«La battuta è vecchia, anche
se è tutta mia... Fare la radio conviene, perché si può lavorare senza farsi
la barba».
«La prima. Poi sport e
spettacolo».
«No».
«A me piaceva dipingere.
Una volta avevo dipinto un sole che nasceva sul mare. Susanna mi ha subito fatto
un complimento: "Bella questa natura morta, questa anguria sulla tovaglia
blu". Ho appeso i pennelli al chiodo...».
«Al tavolo. Ma io cucinavo,
sa? Mi piaceva fare la pasta al forno. Susanna l’ho conquistata così. Da
quando c’è lei, mi limito a mangiare».
«Si intitola Faccia di
cuore, un libro tremendo, horror-thriller-noir-giallo ecc., un libro "de
paura", insomma, scritto da un mio amico, che è anche il direttore di
Italia 1, Luca Tiraboschi».
«Io non regalo molti
libri; o, meglio, li regalo a Natale perché fa chic andare in libreria...».
«Eh, brava, lo dico a
lei, così indovina per chi ho votato... Le
dirò che con Berlusconi ho cenato più volte, ai tempi di Mediaset; ma ho anche
avuto il piacere di una cena a casa Veltroni».
«Ma noi siamo stati sempre
bipartisan, lo deve ammettere. Anche la parodia di Berlusconi, lo Smemorato
di Cologno (un uomo in crisi di identità, che vaneggia sulle elezioni e ha
uno choc quando sente la parola "comunista", ndr.), so che non
dispiace al Cavaliere».
«Basta chiedere a Susanna:
stare vicino a un uomo come me non è facile. Io sono presuntuoso, egocentrico,
suscettibilissimo, voglio essere sempre al centro dell’attenzione. Sono una
primadonna ed è pure giusto così, altrimenti avrei fatto un altro lavoro.
Susanna mi ha dato modo di vivere una vita reale, normale, fatta di piccole,
grandi cose, una vita parallela a quella dello spettacolo, che ha tanti aspetti
anche effimeri, stupidi, un po’ così...».
«Guardi, io nella vita
ho provato di tutto. Tutto. Un tempo ero scatenato. Adesso ho persino smesso di
fumare. La legge
sull’inasprimento delle pene per chi fuma gli spinelli la trovo troppo dura,
perché riempirà il carcere di persone non delinquenti, ma di ragazzi che si
sono fatti uno spinello... È molto meno grave dell’alcol. Oggi i pericoli
sono l’eroina, la cocaina, l’ecstasy. Ci sono poi reati che mi fanno orrore,
che non si possono perdonare. Per esempio la pedofilia. Non mi interessa se
questi uomini sono malati, i pedofili devono sapere che è un male, che se
toccano un bimbo finiscono direttamente in carcere. Con l’ergastolo. Secco».
E poi parla di Angelica: «Aspetto una bambina. Papà a 46 anni. Faccio i conti,
quando mia figlia avrà 20 anni io ne avrò 66. Ma sono ultrafelice. Il nome
l’ha scelto Olivia, l’altra mia figlia. Angelica è già meravigliosa
adesso. La sento che scalpita nella pancia della mamma. Avrà preso da me, che
non sto mai fermo... Non vedo l’ora di guardarla negli occhi. Assisterò al
parto... So che dal momento in cui la vedrò, la mia vita non sarà mai più
come prima».
«Quello che mi ha insegnato
mio padre: l’onestà, la sincerità».
«E che vuole che le dica?
Ecco, finisca così il suo articolo... Cosa vuole che le dica?!». Risata.
Sipario. Saluti. «Beata te»: alla fine me lo sono detta da sola.
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MILLE
IMITAZIONI PER UN ARTISTA
Carla Bruni e
una carrellata di personaggi con cui Fiorello gioca, per lo più
imitandoli. Tra gli altri lo scrittore Andrea Camilleri, Silvio
Berlusconi, Mike Bongiorno, Renato Zero. L’elenco è
aperto. Imitazioni impossibili, forse, non ne ha. «Ho delle messe a
punto da fare, come il direttore della Juve, Luciano Moggi». Ma come nascono le sue
imitazioni? «Per
caso: una volta incontro Andrea Camilleri per strada, lo invito al bar e
mi scatta l’idea. E.P. |