di AntonioRanalli
Presentato a Roma “A modo mio”, il nuovo album di Fiorello, che rilegge per l’occasione brani di Mina, Lucio Battisti, Paolo Conte e Pierangelo Bertoli.
Dice che se non fosse stato per sua
moglie avrebbe abbandonato lo spettacolo già da un pezzo. Rosario Fiorello è
un ragazzo decisamente allegro, che con un solo sguardo ti contagia con tutto il
suo entusiasmo. Alla vigilia dell’uscita in tutti i negozi di dischi del suo
nuovo album “A modo mio” (Bmg), l’artista ha raccontato ai giornalisti di
questo nuovo progetto, che lo vede interpretare, con una grande orchestra
diretta dal maestro Enrico Cremonesi, una serie di capolavori della musica
italiana, come “Città vuota” di Mina (il primo singolo) a “Il mio canto
libero” di Lucio Battisti, passando per “A muso duro” di Pierangelo
Bertoli, “L’anno che verrà” e “Piazza Grande” di Lucio Dalla, “You
Are The Sunshine Of My Life” di Stevie Wonder e persino un duetto con Max
Pezzali in “Sei un mito”. Ne è passato di tempo dai tempi di “Veramente
falso” e “Nuovamente falso” gli album in cui il nostro si dilettava ad
imitare alcuni illustri cantanti italiani. “A modo mio” rappresenta un
momento di grande maturità per lo showman: non più artisti da imitare, ma
canzoni da reinterpretare con gusto e classe, secondo una formula che Fiorello
ha già collaudato nei suoi spettacoli, come “Stasera pago io –
Revolution”. Abbiamo incontrato l'artista in un'affollata conferenza stampa,
dove ha intrattenuto i giornalisti anche con una serie di esibizioni musicali.
Sarebbe stato più logico far uscire un album in concomitanza con uno
spettacolo televisivo. Eppure “A modo mio” esce dopo i tuoi
recenti show. Da cosa è partita l’idea di fare uscire l’album?
Bisogna sicuramente partire dal presupposto che in questo momento faccio
televisione. Per questo qualcuno potrebbe dirmi di fare un disco prima del
programma. Invece questo album è stato dettato da una scelta di cuore. Il
disco può essere visto come il seguito del programma televisivo. L’idea era
quella di incidere alcuni capolavori italiani dei nostri autori più
rappresentativi. Lo abbiamo fatto per divertirci. Del resto
a me piace cantare, e questo sono le canzoni che mi piacerebbe ascoltare.
“Città vuota”, per esempio, è un brano che venne inciso da Mina due volte,
prima negli anni ’60 e poi nei ’70. Una canzone che io gettonavo sempre al
juke boxe. Insomma, un album dettato da una scelta artistica, e non per motivi
di vendite. Fosse per me mi accontenterei di vendere anche 15 mila copie.
Molto curioso anche il videoclip girato per “Città vuota”, dove è
facile trovare un accostamento a Domenico Modugno. Che ne pensi?
Tra le varie cose che si devono fare quando si realizza un video, c’è anche
la realizzazione del videoclip. Io sono di una pigrizia che non si può
immaginare, per questo mi spavento quando mi dicono che bisogna girare per tre
giorni. Poi però sono il primo ad impegnarmi sul set. Per “Città vuota”
avevamo pensato di rendere protagonista nel video una famiglia degli anni ’60,
che si ritrova a guardare la televisione. E sullo schermo della televisione ci
sarei dovuto essere io che faccio il playback. Dico ci sarei, perché poi le
cose sono cambiate. Nel senso che un giorno stavamo facendo uno spettacolo a
Palermo e mi era venuta in mente l’idea di mostrare al pubblico il video che
avevamo girato. Mi avevano però detto che il video non era ancora montano, e
che era pronta solo la parte relativa al momento in cui faccio il playback. E allora ho pensato di far vedere al pubblico questa parte. In
quel momento ho capito che quella sarebbe stata il video. Alla fine della scena
della famiglia è rimasto ben poco…
Tra i brani presenti nell’album c’è anche “A muso duro”, uno dei
classici di Pierangelo Bertoli. Tra l’altro questo pezzo sarà presente anche
in un album tributo all’artista di Sassuolo…
E’ una cosa a cui tengo molto. Il pezzo “A muso duro” lo faccio dal vivo
da almeno due anni, e lo utilizzavo come chiusura dello spettacolo “Fiore,
nessuno e centomila”. Per questo l’ho inciso per questo album.
Poi è successo che Caterina Caselli, che sta realizzando un album tributo a
Pierangelo Bertoli, ha chiesto di poterlo inserire in questo progetto. E
la Bmg è stata molto disponibile a dare l’autorizzazione. Ritengo Pierangelo
Bertoli un grande artisti. Ogni volta che dal vivo eseguivo “A muso duro”
facevo comparire sullo schermo la dedica “A Pierangelo Bertoli, cantautore
troppo presto dimenticato”. Mi è sembrato, posso anche sbagliarmi, che
rispetto ad altri artisti scomparsi, come Lucio Battisti e Fabrizio De Andrè,
Bertoli sia stato poco ricordato.
Che cosa è rimasto del Fiorello del passato, quello con il codino e di
“Spiagge e lune”?
Penso che senza il passato non sarei quello di oggi. Questo vale sia per le cose
belle che per quelle brutte che ho fatto. Oggi sono più sereno e tranquillo,
anche nel lavoro che faccio. Quando ti ritrovi a 15 anni a fare l’animatore in
un villaggio turistico e poi ti ritrovi catapultato in televisione a Dj
Television, con oltre 1000 persone che ti aspettano sotto caso, devo dire che
l’impatto è stato devastante. Avrei
preferito arrivarci per gradi al successo. Poi ho fatto il “Karaoke”, che è
stato un fenomeno di costume, il Festivalbar per arrivare fino ad oggi. Mi sono
ritrovato anche a fare un quiz, che non corrispondeva a quello che a me sarebbe
piaciuto fare, cioè cantare e far ridere le persone. Poi
è arrivato Bibi Ballandi che mi ha proposto di fare il sabato sera.
Pensi che continuerai a fare sempre questo lavoro?
Io la passione ce l’avrò sempre. Non credo che sia un problema di età,
distinguere tra vecchi e giovani. Per esempio non comprendo quello che la Rai ha
fatto a Pippo Baudo. Per quanto riguarda la musica mi piacerebbe fare gli album
alla maniera di Fausto Papetti, che usciva ogni anno con tre album con i
successi del momento.
Hai mai pensato di fare un album con brani inediti?
Non ne sento la necessità. E poi sarebbe un pretesto per fare il Ramazzotti
della situazione. Se proprio dovessi farlo, mi piacerebbe cantare canzoni
scritte da me, ma non ne sarei capace. Ad
oggi l’unico brano mio che ho inciso è stato “La forza dentro me”, che
venne incluso nell’album “Saro Fiorello”.
30/09/2004