Lo showman siciliano commenta il successo di «Viva Radiodue»
Fiorello, la radio è una passione
Però promette un'apparizione televisiva a «Uno di noi»

Piero Degli Antoni


MILANO – Fiorello ha sempre voglia di scherzare, anche quando parla di cose serie. O forse è serio anche quando scherza. Per il secondo anno conduce con Marco Baldini «Viva Radiodue», dal lunedì al venerdì su Radiodue dalle 13.40 alle 15, con replica alle 23, autentico evento radiofonico.
– Quest'anno avete introdotto gli scherzi telefonici che appartengono un po' alla preistoria della goliardia radiofonica. Come mai? «È una mia libidine personale, perché non li avevo mai fatti in radio, anche se ne ho fatti tantissimi di persona».
– Il programma vive delle tue imitazioni, da Moretti a La Russa, da Vespa a Saccà. Non trovi che in questo momento, soprattutto in tv, ci sia un'overdose di imitazioni? «Volevo dirlo io: si sta esagerando. Ogni programma ha il suo clone. Prevaleva l'imitazione con il trucco, alla Noschese per intenderci. Poi è venuto Teocoli, ma adesso sono un po' troppi, anche se tutti bravissimi. Io non mi sono mai reputato un imitatore, a livello tecnico sono scarso. Io non faccio l'imitazione di un personaggio, ma ne creo uno nuovo che dice e fa cose che l'originale non direbbe e non farebbe mai. Negli spettacoli dal vivo non faccio imitazioni, ma monologhi».
– E perché non li fai anche alla radio? «Perché il monologo ha bisogno della mimica. In radio va più il cazzeggio scherzoso».
– Com'è andata veramente con Morandi? Non ci sei voluto andare tu, non ti ha voluto lui per gelosia? «Ora tutti danno addosso a Morandi... La verità è che non sono voluto andare io. Prima perché non volevo apparire come il salvatore della patria. La settimana dopo per via del terremoto. Però andrò sabato prossimo, promesso. E Gianni è stato felicissimo».
– Perché Morandi soffre contro la De Filippi? «Perché la De Filippi è forte e io ne so qualcosa. Il primo anno in tv contro di lei ho perso nelle prime puntate e poi ho guadagnato via via, fino a chiudere e 9 milioni 988 mila spettatori, me lo ricordo ancora perché quel numero mi è rimasto qui sul gozzo. Ma non potevamo fare 10 milioni tondi? Volevo andare a cercare uno per uno quei 12 mila che mancavano...».
– Ma un difetto lo show di Morandi ce l'avrà... «Se proprio devo dirla tutta, secondo me si canta un po' troppo».
– E un difetto della De Filippi? «Non ne ha, è bravissima. Una volta col suo show si piangeva e basta. Ora invece si ride forse più di quanto si piange».
– Ma tu sei global o no global? «Non mi sono mai schierato, figuriamoci se lo faccio adesso. Però secondo me bisogna essere global con intelligenza, perché il futuro è inevitabilmente global».
– «Pinocchio» di Benigni l'hai visto? «Sì e mi è piaciuto un casino. Non so cosa si aspettassero i critici. Adesso criticano Benigni, ma dopo che hai vinto un Oscar è inevitabile. Quando hai troppo successo devono spararti contro, anch'io ne so qualcosa. Il fatto è che noi italiani non sosteniamo i nostri prodotti».
– L'ultima volta che ti sei arrabbiato sul serio? «Quando Giletti ha invitato Tommasino, il mio amico siciliano, con la sua fidanzata. Li hanno trattati da scimmiette, facendoli ballare e baciare. Io ho sempre usato Tommasino con garbo e dolcezza, perché gli voglio veramente bene. Quando l'ho visto sbeffeggiato ho preso il telefono e ho cominciato a insultare tutti, a cominciare da Giletti».
– Linus ha detto che il tuo programma è vecchio, che è uguale a quello che facevi tanti anni fa su Radio DeeJay. «Ma Linus è fatto così, critica anche suo fratello! Ti potrei elencare un mucchio di cose che a Radio DeeJay non facevamo, per esempio Moretti e Ciampi. Chi fa un certo tipo di radio non può capire cos'è un varietà. Nelle radio cosiddette di tendenza il dj dice le parolacce, improvvisa tutto. Qui, invece, abbiamo degli autori e prepariamo un copione».
– Si guadagna molto a lavorare in radio? «La metà della metà della metà della metà della metà rispetto a quanto si guadagna in tv. Ma si fa lo stesso: per amore, per passione».