Fiorello: "Non avete visto tutto devo ancora liberarmi"

L'incontro con il mattatore del sabato sera si trasforma
in una performance fatta di canzoni, imitazioni e gag

Ha ragione Luttazzi, io non faccio satira politica
ma una presa in giro bonaria: arrivo dai villaggi turistici
di GINO CASTALDO

ROMA - Lo show continua, sempre. Anche alle 9 e 30 di mattina, ora della convocazione per l'intervista al teatro Delle Vittorie. Per entrare negli uffici passiamo da una viuzza laterale e si sente una voce che sembra quella di Mario Merola che canta una canzone da carcerato. Possibile? Al primo piano la finestra è protetta da una grata, e con la testa infilata tra le sbarre, scopriamo Fiorello che canta a squarciagola e invoca la mamma dal carcere, nel più puro stile napoletano. Dalle finestre di fronte si affaccia una ragazza che studia diritto penale, guarda la coincidenza, gli dice: "ma che fai?". Esatto, ma che fa Fiorello a quest'ora, già così scatenato? "Non ci posso fare niente. Questa mattina mi sono svegliato alle sette meno un quarto. Mi sveglio sempre presto. Pure d'estate, in vacanza".

Fiorello innesta una marcia superiore, ci travolge col suo spettacolo non stop. Canta, imita, cita a memoria. Ci sono bacheche con ritagli di giornale e fotografie: "Visto Stallone? Noi agli ospiti stranieri gli facciamo vedere le cassette di altri incontri, e quindi Stallone mi aveva già visto giocare con Dustin Hoffman e Lionel Richie, quindi arrivano che già mi dicono: mannaggia... e poi 'sto nome che porto se lo ricordano: Fiorello per loro è Fiorello La Guardia. Tutti subito a chiamarmi Fiourellou..."

Proviamo a inserirci nel flusso. Ma lei Fiorello, come si trova in quest'azienda che, vista da fuori, sembra in guerra, tutti contro tutti?
"Io mi trovo bene, la vedo da un punto di vista comico, questa guerra me la sento intorno, io sono lì che faccio waw! e dietro le quinte mi immagino tutti che si scannano".

E le capita di essere bacchettato per qualche battuta irriverente?
"Oh sì, quando ho detto "il non alto", riferendomi al Presidente del Consiglio, qualcosa è successo. M'hanno detto non si può, io ho detto non è vero, non si possono nominare i politici, e soprattutto non si possono fare discorsi politici. Ha ragione Luttazzi, che in ogni intervista mi cita sempre per spiegare la differenza tra satira politica, ficcante, e una sana presa in giro bonaria che è quella che faccio io, e non mi sento per questo un deficiente, è che ognuno deve fare il suo, io ho un'estrazione da villaggio turistico, più in là di tanto non posso andare, ma non posso accettare che se dico a un politico che è pelato, questa sia una violazione delle regole. Qualcosa mi arriva sempre, ma penso che non siano direttamente i politici, ma i collaboratori. Sirchia, quando gli hanno detto della gag sul fumo si era molto arrrabbiato, poi però l'ha vista e mi ha chiamato per dirmi che andava bene. Io del resto non vedo l'ora che mi succedano le cose. Se racconto una barzelletta non ride nessuno, sono negato, io devo raccontare le cose che mi succedono. Per esempio: la mattina esco sempre con le cuffie perché ascolto i pezzi che devo imparare per il programma. Il portiere tutte le mattine mi saluta, e io, anche se non sento quello che dice gli rispondo: ciao Velio, tutto a posto! Dopo tre giorni è arrivato a casa e ha detto a mia moglie: senta scusi sono tre giorni che dico a suo marito che c'è il condominio da pagare e lui fa finta di niente".

Le gag nascono così?
"A volte. Con Paola Cortellesi ci siamo visti solo il sabato pomeriggio. Non sapevamo che fare, allora le ho chiesto: come va il programma, quanto fai di audience? Lei dice l'undici, il dodici, che palle, hai voglia a non pensarci, poi ti chiamano la mattina, fai finta che va bene, e quando attacchi ti dai una coltellata. Bene, ecco il ruolo degli autori, ci stavano guardando e hanno detto: bene, così, continuate, e poi piano piano è venuta fuori la scenetta".

La gran parte del programma ha una trama tutta musicale. In un certo senso la musica le ha salvato la vita?
"Sì, assolutamente, a volte mi limito anche, cerco di esser autocritico, pensavo che Cocciante stancasse, allora la prossima puntata voglio dire: basta col gobbo di Notre Dame, Cocciante si è arrabbiato perché non è giusto prendersela sempre col gobbo, Baldini insisterà e io dirò no, e allora canterò alla maniera di Cocciante, però seriamente... ".

Siamo sicuri?
"Beh, non so se resisterò, vedremo".

Certo che Cocciante dovrebbe invitarlo...
"Mah, non credo che verrebbe, e poi in genere devono essere loro. Califano mi chiamò lui perché si era divertito e allora l'ho invitato. Però è vero che ho sempre cantato, sin dai villaggi turistici, solo che non avevo trovato nessuno che incanalasse queste cose nel binario giusto. In televisione, all'inizio, devi adattarti a quello che c'è. Ho cominciato a Deejay Television, su Italia 1, ma a quei tempi a Radio Deejay c'era un cecchino e appena vedevano un cantante italiano, anche se passava per sbaglio gli sparavano, io venivo dai villaggi e cantavo "Felicità", quindi mi limitavo a fare "ecco a voi", poi però quando c'era il cambio del nastro, passavano quattro o cinque minuti e io intrattenevo il pubblico, facevo le battute, poi si riandava in onda e io smettevo e rifacevo "ed ecco a voi Michael Jackson", insomma ero diventato famoso per i fuori onda, era tutto rovesciato, in onda "ecco a voi" e fuori facevo ridere. Ora si è tutto messo al suo posto, faccio in onda le cose divertenti".

A furia di imitare non soffre di spersonalizzazione? Qualche anno fa a Sanremo ci aveva provato come cantante normale. La davano tutti per vincitore e lei faceva gli scongiuri...
"Infatti così fu, si verificò quello che temevo. No, non ci soffro. Ultimamente mi chiedono di fare dischi da tutte le parti e io rispondo: ma come, finalmente oggi ho capito quello che devo fare, non sono più alla ricerca di qualcosa. A Sanremo non ero un cantante, ero un personaggio famoso del karaoke, era marketing, io non sapevo, non avevo esperienza, ero gestito, oggi mi gestisco da solo. Mi dicono devi fare canzoni inedite, io rispondo no, sono uno showman e un interprete. In realtà un disco lo voglio fare e adesso mi sto facendo arrivare un multitraccia e voglio incidere dal vivo tutte le canzoni che ho cantato nel programma. Voglio fare un doppio con 40 canzoni: Romagna mia, La solitudine, Every breath you take fatta a swing, e tutto il resto".

Il prossimo passo televisivo?
"Un programma dove mi posso liberare ancora di più, c'è ancora un dieci-venti per cento che so di poter esprimere, e ogni tanto mi scappa, mi devo lasciare andare ancora un poco di più. In teatro mi riesce, c'è un pezzo sui tabù sto rimandando di puntata in puntata, parlo di merda, mestruazioni, masturbazione, io dico è impossibile che si censurino le cose che ci ha donato Nostro Signore, la cacca non me la sono inventata io e poi la masturbazione, ma cosa c'è di male, è un modo di stare con noi stessi. Pensiamo agli animali, che non hanno avuto il dono: una foca, come fa? E non parliamo dei dinosauri. Il T. Rex, con quelle braccine, come faceva?".

Quando parte la messa in onda, cosa pensa?
"Sembro tranquillo, ma non è così. In effetti dopo dieci minuti mi passa, ma se mi vedessero prima: cammino come un pazzo, mordo, prendo la bottiglietta dei Fiori di Bach, se ne prendono quindici gocce, io stacco il cappuccio e me la scolo tutta".

Finisce l'intervista e squilla il telefono. E' di nuovo il ministro Sirchia. Lo show continua, giorno e notte.

( 28 aprile 2004 )