Fiorello, one man band
E’ il vero one man band, l’artista che sa improvvisare, cantare, imitare e reggere tre ore di spettacolo con ironia e intelligente leggerezza. Intervista a Fiorello, l’eclettico showman che ha battuto ogni record di ascolto con Stasera pago io.
“Fiorello è il migliore showman che la Rai abbia attualmente. Con lui
abbiamo un debito morale, perché ha rappresentato una reazione forte e vincente
in un momento difficile d’assestamento per la Rete e per la stessa Rai”. Così
ha dichiarato il neo-direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce all’indomani della
conclusione del programma del sabato sera Stasera pago io, campione d’ascolto
di tutto il palinsesto televisivo della scorsa primavera. Fiorello, in effetti,
ha fatto un varietà nuovo, pur mantenendosi nei canoni classici del genere. Ha
seguito un copione ben scritto dando l’impressione d’improvvisare e ha
improvvisato con stile seguendo l’istinto di un professionista navigato. Ha
cantato come e meglio di un cantante, imitato come e meglio di un imitatore. La
sua ironica imitazione dell’eloquio dell’onorevole di AN Gnazio La Russa, ad
esempio - digiamolo, - era diventata un tormentone per lo stesso deputato, al
punto che il presidente della Camera Pierferdinando Casini ha confessato di aver
confuso, un giorno, la voce di La Russa con l’imitazione di Fiorello.
Insomma, un successo che ha superato ogni previsione. E che ha valso a questo
simpatico ed eclettico siciliano, ex-animatore di villaggi turistici e
disc-jockey radiofonico, re del karaoke, imitatore, cantante e, ultimamente,
abile conduttore e intrattenitore tv, il prestigioso Premio Charlot Grande
interprete dell'anno 2002. Il Festival del cabaret, organizzato a Salerno, ha
consegnato il premio allo showman il 27 luglio. A presenziare c’era anche il
figlio di Charlie Chaplin, Eugenie.
Emozionato ?
“E chi non lo sarebbe al posto mio ? Ricevere un attestato di merito dalle
mani del figlio di Chaplin mi riempie di orgoglio e soddisfazione. A volte però
tutti questi premi, queste dimostrazioni di stima e simpatia, mi fanno paura.
Forse perché un tempo li ho già ricevuti, e poi improvvisamente ho perso
tutto. E poiché delle esperienze negative faccio tesoro, cerco di tenere i
piedi ben ancorati a terra”.
A trent’anni eri il re del karaoke. Ora che hai superato i quaranta, ti
senti arrivato?
“Ma se ho appena ricominciato ! No, non mi sento arrivato, spero anzi che
il mio cammino artistico sia ancora lungo. Sono cresciuto in tutti i sensi e
questo rinnovato successo premia un lungo lavoro di rinascita.
“A trent’anni ho commesso tanti errori. Mi pareva di avere il mondo ai miei
piedi. Ero sull’onda del successo e credevo che quella manna piovuta dal cielo
non dovesse finire mai. Poi il crollo. Ancor più duro da accettare per chi è
solo, come mi ritrovai allora, senza più un amico sincero, senza una guida,
senza nessuno che si fidasse di me”.
Ci fu la droga a farti compagnia...
“Sì, e fu l’amica peggiore che potessi avere. La cocaina mi faceva
vedere le cose come non erano nella realtà. Mi sentivo forte, invincibile,
amato. Invece ero un illuso, un pupazzo sballottato qua e là che per soldi
accettava tutto: serate sbagliate, partecipazioni dequalificanti, trasmissioni
televisive di scarso interesse, amicizie interessate”.
Chi o che cosa ti ha fatto ritrovare la buona strada ?
“L’affetto di chi mi ha sempre voluto bene: la mia famiglia, gli amici
sinceri come Maurizio Costanzo e una donna giusta che ha camminato al mio
fianco. Il primo aiuto però l’ho ricevuto da mio padre, morto improvvisamente
nel 1990. Ricordai le sue parole: ‘Ricordati che un uomo onesto cammina tutta
la vita a testa alta’, e il suo quotidiano esempio di rettitudine, come
appuntato della Guardia di Finanza, nel combattere il traffico di droga. E capii
che l’avevo tradito. Da quel giorno ho iniziato la mia ricostruzione”.
Ora hai quarantadue anni. Pensi di sposarti, di mettere su famiglia ?
“In effetti è come se lo fossi già, sposato. Da quando ho incontrato la
mia compagna, Susanna, ho finalmente conosciuto la serenità. Lei mi ha dato
l’equilibrio che mi mancava. Con Susanna ora conduco una vita regolare e
grazie alla presenza di una figlia, nata da un suo precedente matrimonio, sento
già le mie responsabilità di padre. Da quando queste due donne riempiono la
mia vita, mi sono accorto che non sono nato per stare solo: è nei legami
familiari che sento nascere la mia forza.
“D’altronde provengo da una famiglia molto unita, i miei genitori hanno
cresciuto quattro figli, dei quali io sono il maggiore, in modo protettivo,
insegnandoci a essere sempre attenti l’uno ai bisogni dell’altro. Ancora
oggi, che siamo adulti e non viviamo più sotto lo stesso tetto, non passa
giorno che non ci sentiamo per telefono per sapere come va”.
Hai ripreso lo spettacolo Stasera paghi te in giro per i teatri italiani ?
“Sì, e con grande soddisfazione mi accorgo che il pubblico apprezza il
meticoloso lavoro che c’è alle mie spalle, un’équipe di autori affiatati
che collaborano a far sì che ogni spettacolo, pur seguendo un identico
canovaccio, sia sempre diverso dal precedente, perché ho spazio e tempo per
improvvisare.
“In tv, invece, i tempi sono più brevi, i temi più contenuti, e poi c’è
lo stress dell’audience. A teatro ti basta dare un’occhiata in platea per
vedere se piaci alla gente che, come dice il titolo dello spettacolo, paga il
biglietto per venire a vedermi”.
Allora, Fiorello, ormai sei grande. Basta con i sogni ?
“Capita nella vita di coltivare a lungo un sogno, ma poi si cresce e
cambiano anche i sogni. Ad esempio, agli inizi della mia carriera sognavo di
andare a cantare sul palco di Sanremo. Nel 1995 il mio sogno si è esaudito con
Finalmente tu, ma è stato un disastro. Quell’esperienza mi aiutò a capire
che un mestiere non s’improvvisa. Occorrono serietà e preparazione, la
presunzione artistica è il più grave errore di superficialità che un uomo di
spettacolo possa fare. Comunque ho ancora un sogno: vorrei fare uno show
all’interno del Colosseo. Sembra una pazzia, lo so, ma a pensarci bene sarebbe
uno spettacolo davvero unico. Mi piacerebbe fare un omaggio a tre grandi
artisti: Domenico Modugno, Frank Sinatra e Renato Carosone. Uno spettacolo
basato sul loro repertorio, cantato da veri big della musica. E quale luogo
potrebbe essere la cornice migliore se non un’arena storica come il Colosseo ?
Lo spettacolo potrebbe essere ripreso dalla Rai e andare in mondovisione…”.
E’ un’idea un po’ ardita, ne hai già parlato con qualcuno ?
“Visto che Fabrizio Del Noce afferma di avere un debito morale nei miei
confronti e che il direttore della Rai è ancora Agostino Saccà, mio caro
amico, ho intenzione di salire al settimo piano di viale Mazzini e accennare ai
massimi vertici questo mio colossale progetto... Dici che devo preparare il
paracadute ?”