Fiorello Show

«Quest'anno ho preparato tre novità: 1) ambiento una parte del programma negli studi della radio; 2) trasferisco in tv le mie improvvisazioni teatrali; 3) trasformo in star la mitica signora Rita, barista della Rai. Gli ospiti? Solo chi mi fa schiattare d'invidia...»

24-03-2004
di Cinzia Marongiu

La luce rossa della telecamera non si è ancora accesa, ma lo show è già cominciato. Imprevedibile, irriverente, generoso, come dimostra l'eccezionale carrellata di ritratti che Fiorello si è prestato a fare solo per «Sorrisi». Un assaggio dello spirito che nutrirà il suo attesissimo spettacolo su Raiuno, a partire dal 3 aprile per 8 settimane di fila, dopo un digiuno lungo due anni che in tv equivalgono a due secoli. «Facciamo un'intervista filosofica?» propone. È in jeans e felpa. «Breve, mi raccomando. Ho da lavorare» dice circondato da un nugolo di autori-amici seduti intorno al tavolo di un appartamento a Roma. Il suo quartier generale, disordinato e fumoso, con chitarra, tastiere e biliardino. Perché tutto in lui ha il sapore del gioco e della leggerezza.

Che cosa vuol dire Revolution dopo il titolo «Stasera pago io»?
«Non è da prendere sul serio. Solo un po' di ironia sul cinema. Se un film ha successo, ne fanno subito almeno altri due. Che so, "Il Signore degli Anelli" o "Matrix". Ecco, proprio un "Matrix" aveva il sottotitolo "Revolution"».

Allora vuol dire che non ci sarà niente di rivoluzionario?
«Mah, il varietà è sempre varietà. Con le sue componenti. Ospiti, balletti, showman, showgirl, il comico, il momento del revival, quello delle novità. Alla fine è un format plasmato sulle corde di chi lo fa. Se lo fa Panariello, è in un certo modo. Se lo faccio io, è in un altro».

E come?
«Canterò, farò imitazioni e soprattutto racconterò. I miei
sono racconti più che monologhi. Gli spunti me li dà la vita reale e tante piccole cose successe durante la mia tournée teatrale, "Fiore, nessuno, centomila". Molti pezzi saranno tratti da lì. Per esempio, racconterò di quando a Napoli sono venuti Paolantoni e Cannavale. A Torino c'erano Del Piero, Ferrara e Conte. A Roma, chiunque, da Bonolis a Baudo, da Frizzi a Magalli e a Montezemolo. A Milano Ramazzotti e la Ventura. Insomma, un sacco di colleghi che ho coinvolto nelle cose più pazze. A Pippo ho fatto suonare una tastiera in piedi, tipo rock star. Amadori, invece, è venuto a Cesena. Era il periodo dell'influenza dei polli e gliene ho dette di tutti i colori».

Come mai, nell'invidioso ambiente dello spettacolo, tutti le vogliono bene?

«Non ne ho idea. Mi fa piacere, però. Anche se io sono il primo a nutrire una sana invidia artistica. E chi non ce l'ha? Se vedo Crozza imitare Elton John penso "caspita che bravo, piacerebbe farlo pure a me". Magari lo chiamo e glielo dico. Forse mi vogliono bene perché non lesino telefonate e complimenti».

Chi sono i più bravi?
Tra i comici, Crozza, Gnocchi, Panariello e Teocoli. Tra i conduttori, Baudo, Bonolis e Scotti. Ecco, quello che fa Paolo con quel giochetto delle scatole è incredibile. Non ci riuscirei mai. Mi perderei, comincerei a gigioneggiare».

A proposito, Sanremo 2005 sarà con Bonolis e Fiorello?

«A me viene da dire, "Paolino, ma chi ce lo fa fare?". Sanremo, come dice Bibi Ballandi, è un mulino in cui ci si infarina sempre. Devi mettere nel conto critiche e quant'altro. Sono abbastanza forte da sopportare tutto questo? A volte ci penso, non so».

Ci sono stati contatti?

«No, credo sia presto. Ma appena finito il programma ci penserò. Ci sto pensando».

Quale sarebbe la ricetta?

«A me è piaciuto molto questo della Ventura, incentrato sulla comicità. Farei la stessa cosa. Ma alla fine sono convinto che la giusta via di mezzo sia solo una: Pippo Baudo!

Sanremo è stato battuto dal «Grande Fratello». Normale?

«Ci sta. Ormai Sanremo non è più la roccaforte degli ascolti e Mediaset fa controprogrammazione».

Torniamo allo show. Quali sono le novità?
«Almeno tre. Due anni fa la radio era presente solo in voce. Stavolta ci sarà fisicamente. Nel senso che dal Teatro Delle Vittorie uscirò per strada e andrò in via Asiago, alla sede storica della radio, dove ci sarà Marco Baldini. Non solo. All'esterno del teatro ci sarà un grande vidiwall. Così, chi vuole, potrà venire a vedere lo show dalla strada. Anche perché in teatro ci sono solo 300 posti e saranno presi dai dirigenti Rai, dagli amici dei dirigenti e dai giornalisti. Poi avrò come direttore d'orchestra il maestro Cremonesi e come coreografo Moses Pendelton, il creatore dei Momix. Che, ovviamente, non ci saranno».

Com'è andata con la signora del bar entrata nel cast?
«La signora Rita veniva tutti i giorni in radio a portarci il caffè. A volte stava lì durante il programma. Mi ha colpito il suo accento romano e il tono della voce (si mette subito a imitarla, ndr). E così l'ho coinvolta. Leggeva i testi delle canzoni. Poi è nata la sorella di Rita, che sarei io, e insomma le ho chiesto di venire. Io sono così, vado a simpatia lasciando perdere l'aspetto tecnico. Rita starà alla cassa del teatro. Non la metterò certamente a cantare e a ballare. Non mi piace proprio trasformare le persone in macchiette».

Sarà l'unica presenza femminile?

«Sì, a parte le ospiti. Ma non è stata una scelta. Il fatto è che non ho trovato nessuna che mi convincesse. In giro ci sono tante belle ragazze, alcune pure brave. Ma non c'era l'idea. Non volevo una che venisse solo a indossare degli abiti. Allora tanto vale fare senza».

Anche Catena Fiorello conduce un programma tv. Che consigli le dà il fratello maggiore?

«Mi viene un po' difficile, anche perché Catena è sempre stata sveglia, spiritosa. E poi non tutti sanno che la prima dei Fiorello a lavorare in tv è stata proprio lei. Anni fa conduceva un programma per un'emittente toscana. Le ho solo detto di essere se stessa».

E a Beppe dà consigli?
«No. Superati i trent'anni non esiste più il fratello grande e quello piccolo. Beppe non ne ha proprio bisogno. Va per la sua strada, il cinema, dove io non c'entro».

Non farebbe mai un film?

«In realtà l'ho già fatto. Oltre a "Il talento di Mister Ripley", nel '96 ho girato "Cartoni animati" di Sergio Citti. Ma non è mai uscito. Non so perché. Era una storia poetica. Facevo un barbone coi capelli rasta. Certo, se mi chiamasse Benigni… Che fai, gli dici di no?».

E Grillo? Lo inviterà?

«Ci ho provato tempo fa, ma lui mi ha detto (continua imitando la parlata genovese, ndr): "E poi che cosa vengo a dire? Non mi fanno neanche entrare". Magari venisse. A teatro non me lo perdo mai. Nella prima puntata verrà invece il grande Eros Ramazzotti e ci sarà da discutere».

Cosa fa quando non lavora?

«Nulla. Vado al cinema, magno la pizza, sto a casa, guardo la televisione. E ogni sei mesi leggo un libro. Ora sto leggendo "Il codice Da Vinci". Sono a metà: ogni volta che lo riprendo in mano devo tornare indietro di venti pagine. È che sono pigro... non faccio palestra. Dopo i 40 anni passi metà del tempo dal dentista o dal dietologo».

È a dieta?
«Sì, mi metto a stecchetto prima di fare tv. Faccio la dieta a zona, mangio solo dalle 8 alle 9, dall'una alle 2 e dalle 8 alle 9 di sera».

E che dieta è?

«La verità... è che mi riduco a insalate e petti di pollo».

Quanto si piace?

«E chi si piace? Mi ricordo che ai tempi del "Karaoke" mi gridavano "Bellooo". Non sono un mostro, ma da qui a dire bello ce ne passa. La tv fa miracoli. Fa diventare bello anche Bruno Vespa».