Fiorello: «Io l'anno prossimo? No, anzi sì»
«Ormai
sul video passa e ripassa solo la "strizzata". Parola mia, non la
faccio
più»
Da uno dei nostri inviati
SANREMO
- Il giorno dopo, il Festival già pensa al domani. Nessuno mette in
dubbio
la monarchia di Pippo Baudo, destinato una volta ancora a succedere a se stesso.
Eppure si parla di possibili variazioni di formula, con Baudo
solo
direttore artistico e qualcun altro sul palco. Per esempio Rosario Fiorello, che
molti continuano a sognare conduttore di Sanremo.
«Grazie
no, non c'è pericolo - dice Fiorello -. In fondo Baudo l'ha già detto: non si
possono presentare i cantanti scherzandoci sopra, giocando. Sanremo
è molto ufficiale, ma io non posso spogliarmi di quello che mi piace fare,
cantare, ballare, giocare. Al Festivalbar mi divertivo, ma lì spesso mi
esibivo senza tv, e facevo tutto quello che volevo davanti al pubblico
dell'Arena,
tanto poi avrebbero montato tagliando a man bassa».
Però, una conduzione a Sanremo chiuderebbe il cerchio: cantante nel '95, super-showman
nel 2001 e 2002, manca solo la consacrazione come presentatore.
«Ah,
il '95, che mazzata mi presi... Comunque, fino all'anno scorso dicevo che
la cosa che mi sarebbe piaciuto di più fare nella vita era proprio Sanremo.
Poi, a "Stasera pago io", ho avuto la possibilità di fare altro, di più.
E ora preferisco quel tipo di mestiere là. Capita nella vita, per molto tempo
uno sogna una cosa, poi si cresce e si cambiano anche i sogni».
Sì, ma se per caso suc cedesse che...
«Che
Pippo mi chiamasse? Insieme ci divertiamo, mi tratta come un bambino,
mi
lascia fare tutto».
Come
la ormai celebre strizzata.
«Che,
lo ripeto, era una citazione di Benigni. Lui, Roberto, si diceva che
non
voleva ripetere la scenetta con Pippo, così ho pensato: la faccio io.
Punto.
Mi sembra che sia piaciuta, l'hanno rifatta tutti. Martedì sera ho
fatto
tante cose, il doppiaggio Tozzi-Morandi-Ruggeri per esempio,
presentando
la Minogue ho sparato anche battute politiche sul conflitto di
interessi,
però in tv passa e ripassa solo la strizzata. Va bene così».
E
le critiche?
«Vanno
bene, per carità. Però ci sono rimasto male per quello che ha scritto
Enzo
Biagi sul Corriere , un grande del giornalismo che stimo e ammiro. Ma
perché
ha detto che invece di toccare i testicoli di Pippo, potevo toccarmi
la
testa? Ci sono rimasto male, non voglio mettermi a far polemica:
figurarsi:
uno come me, con un cognome da mascarpone, che si mette a tu per
tu
con Biagi. Però... perché? Eppure l'anno passato, a "Il Fatto", mi
elogiò
dicendo
che avevo salvato il Sanremo di Raffaella... Ma
ora torniamo allo
show,
ai giochi».
Appunto,
giochiamo a immaginare un Sanremo di Fiorello.
«Io
lo vedrei inevitabilmente in coppia con Baudo: lui presenta i cantanti,
io
presento Baudo ogni volta; a lui l'ufficialità, a me gli scherzi».
Un
po' come è successo in apertura?
«L'idea
è stata di tutti e due; e Baudo è stato molto generoso: pensate,
tornava
dopo cinque anni, poteva prendersi lui il primo applauso
dell'Ariston,
e invece ha mandato me».
Altre
proposte?
«Una
senz'altro, per il mondo musicale giovanile: Sanremo non lo
rappresenta.
Bisogna andarli a cercare i giovani fra quelli che si ascoltano
su
Radio Dj, Mtv. La presenza di Mtv nella giuria di qualità mi ha fatto
sperare,
Vittoria è stata coerente, brava, spiritosa e ha difeso benissimo
quella
linea di gusto».
E
i big?
«Ovvio
che si dovrebbe cercare in ogni modo di riportare all'Ariston
Ramazzotti,
Pausini, Baglioni. Sono gli italiani che all'estero conoscono,
devono
tornare al Festival. Gino Paoli quest'anno è stato bravissimo, si è
rimesso
in gioco, grande. Ma poi tanto altro da fare non c'è».
In
che senso?
«Perché
Sanremo non consente grandi variazioni, è un dinosauro, bisogna
maneggiarlo
con cura sennò si vendica. Occorre saper trovare un equilibrio
tra
il classico e il nuovo, negli ultimi anni Fazio per esempio ci è
riuscito».
Ma
intanto, il domani di Fiorello è il ritorno con il suo show su Raiuno: si
chiamerà
«Stasera Fiorello» («Ho levato "pago io"»), stessa regia tv di
Duccio
Forzano, stessa regia teatrale di Giampiero Solari. «Riporto i miei
tre
siciliani, ma per gli ospiti ora ho un problema».
Quale?
«Che
tutti ora mi dicono: grazie, ma io non ci sto. Perché io arrivo e poi
tu
mi strizzi le palle. Ecco, lo giuro, io di strizzate non ne faccio più.
Lo
scriva».