Arriva e cambia ritmo al festival
E alla fine Fiorello
porta in salvo la Mostra

L'annuncio: «Mi prendo una pausa dalla tv, con uno show teatrale». A Bari in febbraio

VENEZIA LIDO «Io ho vinto un Telegatto, e lei signor Fo?». Ciclone-Fiorello sulla Mostra di Venezia travolta dalla sua simpatia che neppure una moderatrice un po' pedante è riuscita a imbrigliare. Rosario è arrivato ieri al Lido come doppiatore del protagonista di Johan Padan a la descoverta de le Americhe, regia di Giulio Cingoli, scenografia di Adelchi Gallone, un cartone animato tratto dall'omonimo testo teatrale del premio Nobel Dario Fo. Ha preso posto dietro l'austero tavolo delle conferenze stampa e ha cominciato a scherzare con la traduttrice simultanea: una, due, tre battute divertentissime, simulando il tipico approccio di un siciliano a una straniera.
Ma ecco la bacchettata della moderatrice: «Mi scusi, Fiorello, qui si fanno domande, non spettacolo».
Straordinaria la reazione di Fiorello che ha finto di rientrare nei ranghi per poi sfoderare, nell'intervento successivo, una seriosità affettata, ingrigita, mesta. E giù risate.
«Ma come - è poi sbottato - siamo alla Mostra del cinema, cioè dello spettacolo: non vorremo mica prenderci troppo sul serio come fanno quelli che si scannano per Miss Italia?».
Fiorello presta la sua voce al giovane bergamasco Johan Padan che agli inizi del Cinquecento giunge rocambolescamente da Venezia in Florida, dove viene accolto dagli indiani Seminole. Nel film canta anche un pezzo melodico e romantico.
«Mi hanno scelto - ha detto - perché ho sempre amato fare le voci in radio, mentre il lavoro dell'attore non è per me: nelle due ore necessarie a dire una sola battuta di un film io realizzo un intero show. Anzi, premierei Cingoli per aver avuto il coraggio di chiamarmi».

Com'è stato il suo incontro con Fo?
«Bene, Dario è un cazzeggione, si diverte, gioca, anche se poi è capace di parlarti per venti minuti dell'etimologia di una parola. Il che su uno con la terza media come me fa sempre un certo effetto».

Ama il cinema italiano? Qual è un titolo che di recente l'ha colpita?
«Vado pochissimo al cinema per motivi di lavoro. I film li noleggio in videocassetta. L'ultimo che mi è davvero piaciuto è Tutto l'amore che c'è di Sergio Rubini».

Lei ha fatto un film con Sergio Citti intitolato «Cartoni animati». Scherzi a parte, davvero non c'è il cinema tra i suoi progetti?
«Per carità, gli italiani non mi sopporterebbero più. Magari sono un po' attore a mia insaputa per aver doppiato anche un altro cartoon, Anastasia, ma mi piacerebbe prima o poi doppiare un essere umano, chessò Berlusconi. Meglio, vorrei doppiare un attore americano giovane tipo Will Smith. Così, man mano che lui ha successo, io vivo di rendita. Guardate Oreste Lionello, è una vita che campa grazie a Woody Allen».

Johan Padan insegna agli indios come ribellarsi ai predatori spagnoli. Chi sono i predatori di oggi?
«I predati siamo noi cittadini e i predatori sono i politici di destra, di centro e di sinistra, non voglio dimenticare nessuno. Litigano tra loro, si scambiano di posto tra governo e opposizione e poi, come Berlusconi, ci vengono a dire che non frugheranno nelle tasche degli italiani. A proposito, Berlusconi ha regalato alla figlia di Aznar un collier di diamanti antichi. M'immagino la scena a casa: "Questo lo scarichiamo dalle tasse". Mi aspetto che lo sposo Agag scriva un biglietto di ringraziamento a tutti gli italiani».

A Lecce l'altro giorno lei ha improvvisato un monologo sulla statua che Porto Cesareo ha dedicato a Manuela Arcuri.
«Beh, mi ricordo che quand'ero bambino mio padre mi mostrava le statue a Catania e diceva: questo è Giuseppe Verdi, ha fatto grandi musiche, questo è Garibaldi, ha fatto l'Italia. Oggi cosa dirà un papà al suo bimbo: questa è Manuela Arcuri e ha fatto...».

Tornerà presto in tv?
«No, assolutamente. Voglio far passare almeno un anno, un anno e mezzo. Intanto debutto a gennaio in uno show dal vivo, al Sistina di Roma e poi in tournée».
L'appuntamento in Puglia è al Teatroteam di Bari, in febbraio.