Dopo il karaoke l'inferno. E poi...
"Chi fa spettacolo", dice lo showman, "non deve schierarsi". Piuttosto deve provare a divertire senza tradire se stesso. Come sta riuscendo a lui, dopo avere affrontato tante difficoltà
di Stefania Rossini
Fiorello tiene i tempi anche durante un'intervista. Appena avverte che una
risposta fa acqua o una domanda scivola nel vago, ristabilisce il ritmo con un
guizzo inaspettato. Dà così l'impressione di stare sulla scena anche nella
vita privata, ma senza comunicare quel senso di fasullo di chi recita sempre.
Perché è evidente che Fiorello non lo fa per compiacere l'interlocutore né
per costruirsi un'immagine, ma semplicemente perché è un istintivo e
straordinario animale da palcoscenico. Anche quando il palcoscenico non c'è.
Lo incontriamo nello studio radiofonico del suo programma quotidiano "Viva
Radio2". È il primo giorno di guerra e le trasmissioni leggere sono state
sospese. Fiorello ne è un po' irritato ma non protesta. In dieci anni di
carriera ha già visto il successo smodato del tempo del karaoke e l'umiliazione
dei fallimenti successivi. Ha capito la lezione e ha imparato la misura dei toni
e dei passi. Ora amministra le sue uscite pubbliche con attenzione, non strafà
e non inflaziona il successo. E sta diventando veramente un grande showman.
Lei piace a tutti, Fiorello. Alle ragazzine e agli intellettuali. Come fa?
«Mi godo il complimento anche se non sono sicuro che sia una cosa buona.
Massimo Troisi diceva: "Meglio piacere tantissimo a pochi che piacere così
così a tanti"».
Invece lei piace tanto a tanti. Michele Serra ha scritto addirittura: «Se
quando stava nei villaggi turistici avesse letto qualche libro, sarebbe un Dio.
Per fortuna non li ha letti».
«Eh no, io dico "per sfortuna". Se c'è una cosa che rimpiango è
proprio quella di non aver capito in tempo che la cultura è importante anche in
questo lavoro. Me ne accorgo oggi quando mi trovo a voler dire qualcosa di cui
ho un sentore, un ricordo vago. La cerco, so che c'è, ma annaspo nel vuoto».
Ne soffre davvero?
«Sì, anche se sospetto che il mio successo sia dovuto proprio al fatto che si
capisce che non fingo. Non mi ci vorrebbe molto a imparare quattro citazioni e
buttarle là con noncuranza: "Come disse Flaiano, come scriveva Oscar
Wilde...". Lo fanno in molti».
D'accordo: lei è autentico. Però non ha mai detto come la pensa in politica...
«Qui me la cavo citando Totò che diceva "Chi fa spettacolo non deve
schierarsi"».
Totò era monarchico e lo ammetteva.
«Davvero? Non lo sapevo. Comunque non schierarsi politicamente è anche una
forma di difesa, perché chi fa questo mestiere deve a piacere a tutti. Non
sopporterei che uno spettatore, uno solo, sapendo magari che sono di sinistra,
cambiasse canale soltanto per il fatto che lui è di destra, e viceversa. Forse
sto scivolando nel qualunquismo, ma sono convinto che il compito di gente come
noi sia quello di colpire chi è al potere, così, per divertire, senza gli
affondi micidiali della lotta politica».
Conosce Berlusconi?
«Sì, ha un carisma incredibile, ma conosco anche D'Alema che, passando di qui,
è venuto a curiosare nello studio e si è divertito a improvvisare con me in
trasmissione. È un uomo molto più simpatico e disponibile di quanto appaia».
Restiamo su Berlusconi.
«Mi vide anni fa a una convention di Publitalia a Montecarlo. Cantavo "My
way" e lui credette che lo facessi in play back con la voce di Sinatra.
Quando capì, mi volle conoscere e mi disse : "Prevedo per lei una carriera
luminosa, stia però attento a non montarsi la testa. Guardi Mike Bongiorno,
dopo tanti anni è ancora qua. E sa perché? Perché non si è mai montato la
testa».
Ha seguito quel consiglio?
«Non subito, perché la testa me la sono montata, eccome! Ma come si fa? Non
sei nessuno, sei abituato alle piccole platee dei villaggi vacanza e
d'improvviso ti ritrovi le piazze piene e milioni di telespettatori che ogni
sera vogliono solo te. Il karaoke è stato un successo che mi ha stordito, che
mi ha isolato dal mondo e mi ha fatto sentire falso. Io però volevo fare di
meglio, lasciai il karaoke e vidi l'inferno».
Non esageri. Di quale inferno parla?
«Guardi che per chi ha assaporato il successo, il telefono che non squilla,
la gente che sparisce e non ti cerca più, è roba da perderci la testa. È
brutto spiegarlo a persone che magari fanno fatica ad arrivare alla fine del
mese, ma per un artista la perdita della notorietà è la catastrofe psichica.
Ho preso anche la cocaina».
Lei su questa storia della cocaina l'ha fatta un po' troppo tragica. Sono
anni che se ne scusa.
«È vero, ci ho insistito parecchio, ho persino esagerato perché voglio che la
gente sappia tutto di me e che mi ami anche per la mia franchezza. Ho preso la
cocaina, parecchia, ma non più di tante persone che conosco e che non lo
direbbero mai. Il giorno che ho detto basta, ho smesso senza fatica».
Ed è rifiorito. È persino più bellino. Si dice che abbia fatto anche un
ritocco al viso...
«Non è vero. Hanno detto che mi ero rifatto il naso, ma guardi qui, è ancora
bello storto. La verità è che mi curo di più, mangio bene, dormo, mi faccio i
controlli. Un uomo, quando arriva a quest'età, sente l'infarto in agguato».
A 40 anni? Fiorello, non sarà un po' ipocondriaco?
«Forse sì, ma mio padre è morto di ictus a 56 anni. E la cosa mi ha segnato
senza scampo. Prima credevo che i genitori morissero agli altri, non a me. È
successo nel '90, quando ancora non avevo combinato niente. Così avrò sempre
il rammarico di non avergli dimostrato che ce l'avevo fatta. Era un uomo grande
e sereno, portava con tranquillità quel suo cognome che in Sicilia si dà ai
trovatelli».
Tutti i bambini vagheggiano, a un certo punto dell'infanzia, su origini
ignote. Lei che le aveva davvero, come se l'è cavata?
«Con la spavalderia e con un po' di fierezza. Mi piaceva essere il primo
Fiorello, dopo mio padre».
Non cercò mai il suo nonno sconosciuto?
«Ogni tanto ci pensavo. Ma alcuni pettegoli del paese di mio padre mi avevano
già indicato un anziano signore che faceva il macellaio. Lo spiavo di nascosto
per cercare qualche somiglianza. Principe o macellaio, mi sarebbe piaciuto
acquistare un nuovo parente. Io amo la famiglia, sono un passionale».
Ama anche le donne. Ne ha avute molte?
«Credo di stare nella norma. Ho avuto rapporti burrascosi, ma ora sono
approdato a un amore forte e stabile fuori dai riflettori, con una compagna che
mi ha dato il senso delle proporzioni. Grazie a lei, ho capito che il mio lavoro
non è il centro del mondo».
È vero che fa a botte con le sue compagne?
«Qualche volta ci vuole».
Come "ci vuole"? Non si rivelerà un troglodita?
«Ma è bellissimo quando non ci si fa male. Non parlo di grandi botte e
cazzotti, ma di corpo a corpo reciproci. La lite fa parte della passione e
quando si ama c'è in gioco anche l'aggressività. Vuole la controprova? Quando
smetto di amare, divento gentilissimo».
Tra i suoi amori ci sono state Anna Falchi e Carme, Llera, un assortimento
curioso.
«Questa storia di Carme Llera è una vera bufala. L'ho vista una volta per
un'intervista, poi lei ha romanzato, ha scritto un pezzo in cui alludeva,
parlava della mia pelle ambrata, delle sue mani sul mio corpo... Chissà per
quale motivo ha inventato tutto».
Provi a indovinare.
«Forse per divertirsi, per provocare i suoi amici intellettuali, dicendo:
"Mi sono fatta Fiorello, quello del karaoke", mica uno di voi».
Fiorello, nel corso di questo nostro colloquio lei ha parlato con la sua
voce, ma anche con quelle di Berlusconi, di D'Alema, di Cossiga, di Moretti. Non
teme mai la confusione di troppe identità?
«No, neanche un po'. So a cosa si riferisce, ma io - purtroppo e per fortuna -
non sono Alighiero Noschese. Io non mi travesto, non mi metto parrucche e nasi
finti, non mi confondo con il personaggio che imito. Prendo lo spunto di un
carattere e, rifacendo neanche troppo bene il tono, ne esaspero le
caratteristiche. Nel bene e nel male, io resto Fiorello».
03.04.2003