Fiorello Sbarca

Di Giò Alajmo

Fiorello sbarca a Padova con il suo nuovo show che sarà ospitato stasera e domani al padiglione "7" della Fiera riadattato a teatro con nuove tribune e pedane che hanno consentito un aumento della disponibilità di biglietti che - recita un comunicato dell'organizzatore Zed - «saranno posti in vendita oggi dalle 15 all'inizio dello spettacolo previsto per le 21.30».

È il suo "One man show", lo spettacolo di una sola persona, che, nel caso del comico siciliano è comunque a partecipazione molteplice, tanti sono i personaggi e i riferimenti che lo show ospita.

Ma com'è questo "Fiore nessuno e centomila"?

«Non si può neanche dire che sia l'evoluzione del primo show che ho fatto - dice Rosario Fiorello - perché quello, "Stasera paghi te", era il sunto dello spettacolo "Stasera pago io" che avevo fatto in tv. Questa volta invece lo show arriva prima dal vivo e poi in televisione. Di fatto è tutto nuovo, un'anteprima delle otto puntate che inizieranno il 3 aprile su Raiuno. Fare prima lo show in teatro è stata una scelta precisa. Ogni serata dal vivo ti dà nuovi spunti, nuove idee. Dalla prima esperienza ho capito che non si può fare il teatro uguale alla tv, anche per rispetto alla gente che paga. Certo c'è sempre quello che urla "fammi La Russa", ma al massimo puoi fare 10 secondi di riferimento, perché se porti in giro le imitazioni di Califano e La Russa, i più ti dicono che l'hanno già visto».

Cosa c'è di nuovo allora?

«C'è una parte dedicata alla musica. Si gioca. Le canzoni non sono messe a caso nello show. Ognuna è una pagina a se stante, come l'imitazione di Cocciante che passa dal Gobbo di Notre Dame e arriva a prodursi in una delle canzoni più allegre degli ultimi trent'anni, "50 special"... Ma soprattutto ogni sera ci sono collegamenti con l'attualità che si propongono quasi da soli. Se Berlusconi si fa il lifting, come fai a non parlarne, e così per il caso Parmalat. Oggi la vera comicità è nell'attualità, nel fatto che devono mandare su Marte un vigile urbano perché c'è già un sacco di traffico, sonde che vanno, sonde che vengono. Io faccio una satira leggera, velata, ma diciamo che la prima parte è legata all'attualità, la seconda alla musica e la terza sarà una sorpresa collettiva».

Fai una satira leggera dici. Per sfuggire alla censura che sta imbavagliando i comici?

«No. Io sono fatto così. Non sono un satirico violento, sono "vecchio stampo", alla Walter Chiari per intenderci, senza voler fare paragoni azzardati. Sono quella vecchia scuola dell'avanspettacolo che approdò alla tv. Si ride con una faccia o su una gag improvvisata con l'orchestra. A Milano arrivò una signora che non trovava il suo posto e continuava a girare in sala. Io rimasi su di lei per venti minuti. A Napoli invece bersagliai un signore per mezz'ora e poi gli chiesi: "Ma lei chi è?". Lui mi rispose: "Sono il questore di Napoli". Oppss.... A volte mi trovo in platea vecchi amici, Ramazzotti, Antonacci, Paolantoni, Bonolis, Frizzi, la Ventura...»

Che diventano lo spunto per giocare?

«Può essere. Una volta mi è salito Pippo Baudo sul palco e non se ne voleva più andare. Noi siamo abituati a vederlo seduto al piano che suona le sue cose. Lì si mise a suonare in piedi alla tastiera elettronica, improvvisando e suonando dei blues con l'orchestra!»

A proposito di Baudo e Ventura. Che ne dici di Sanremo?

«Ben venga. Tutti piangevano perché non si vedevano novità e quest'anno ci sono. Bisogna vedere se ci saranno belle canzoni. Ma direi di accettare quest'idea e auguro in bocca al lupo a Simona, che poi sento che si porterà

dietro il suo staff comico con Crozza e Gnocchi».

Hai pensato a fare un tuo disco, libro, dvd?

«Niente. Forse uscirà ancora qualcosa dai miei programmi radiofonici perché lì c'è un sacco di materiale ancora da utilizzare».

Lo spettacolo di Fiorello avrà tre grandi schermi con cui il comico interagirà e un'orchestra di dieci elementi diretta da Enrico Cremonesi: «E lancio un appello a tutti: portarsi dietro i telefonini. Accesi».

Hai seguito la polemica Ricci-Bonolis sulla tv taroccata?

«Tutta. Mi sono molto divertito. Hanno anche cercato di coinvolgermi per qualcosa dei tempi del karaoke. Da telespettatore mi sono molto divertito, ma per loro dev'essere stato uno stress. È anche quello un reality show. Segue le mode. C'è il Grande Fratello, c'è l'Isola dei famosi e c'è Ricci-Bonolis con loro due che litigano di brutto».

Ma nei fatti cosa c'è di vero in tv?

«In tv c'è sempre un 70 per cento di vero e un 30 per cento di finto. Ognuno ha i suoi taroccamenti. Anch'io ho i miei. Però al reality show io contrappongo il varietà, che è "fintamente vero"!»

La Rai oggi appare abbastanza in confusione. La cosa ti crea problemi?

«No. Cattaneo è un treno che non si ferma mai e sta dando del filo da torcere a tutti, anche se dicevano che era l'uomo di Mediaset infiltrato. Poi c'è Del Noce, che io imitavo in radio. Adesso non mi pare più tanto il caso - ride - e comunque dipende dall'aria che tira al momento. Ma il problema vero è adattarmi ai tempi della tv, ritrovare il ritmo delle gag da 3 minuti».

Ma della censura alla Guzzanti, a Fo, a Luttazzi, cosa pensi?

«Bisogna che i comici diventino più furbi. Si può fare la stessa satira camuffandola un po' e rendendola meno esplicita, altrimenti invece di gag divertente, di una battuta, diventa un attacco. Alla fine io dico tutto quello che mi capita su tutto e su tutti, e non essendo schierato con nessuno dico ciò che voglio».

Qual è il tuo politico preferito da imitare questa volta?

«Il presidente Ciampi. Degli altri non parlo. Non li imito. Ormai gli originali sono diventati troppo divertenti nella realtà».

E ad aprile cosa ci aspetta?

«Lo show si chiamerà "Stasera pago io - Revolution", come per l'ultimo film della serie "Matrix". Lo faremo al teatro delle Vittorie usando anche la strada vicino, via Col di lana, e magari anche via Asiago. Io mi sposterò in diretta col motorino andando a prendere gli ospiti al bar, fra le auto e la gente normale. Speriamo bene. Sarà un reality-varietà».

Ospiti previsti?

«È presto. Ho visto Ramazzotti e l'ho invitato alla prima. Lui ha detto di sì, ma poi bisogna vedere se ad aprile se ne ricorda...».

27 gennaio 2004