Ho una fifa blu come il mare (che rivedrò solo ad agosto)

A tu per tu con Fiorello

4 luglio 2005
di Cinzia Marongiu

«Non mi chiedere dei "pacchi", eh… Non ne posso più di dare notizie a voi giornalisti. Se fossi a Roma, in via Asiago con tutti i miei informatori, sarebbe diverso. Ma qui penso solo al mio show. E sono di un teso…». Rosario Fiorello è a Macerata, in ritiro pre-tour e per quanto si professi nervoso per la lunga estate di lavoro (ma non solo) che lo attende, l'incorreggibile folletto che abita in lui prende subito il sopravvento e ci restituisce lo showman più amato d'Italia in splendida forma. La stessa mostrata nel successo di «Stasera pago io Revolution», ultima sua apparizione in video di un anno fa, e in quell'appuntamento di culto per tanti radio-appassionati in cui da tempo si è trasformata «Viva Radio2».

Sono le 10 del mattino, ma il superattivo Fiorello ha già diverse ore di lavoro alle spalle. Con lui c'è il solito quartetto di autori, accordato sul suo perenne buonumore e supercollaudato da centinaia di dirette radiofoniche e da anni di rimbalzi di battute. «Avete spazio a sufficienza per scrivere i loro nomi? Allora eccoli, loro sono Francesco Bozzi, Riccardo Cassini, Alberto Di Risio e Federico Taddia. Un gruppo di lavoro che è anche e soprattutto un gruppo di amici con il quale ci si diverte lavorando. Mica roba da tutti i giorni. E poi c'è Giampiero Solari, sempre lui. Lo stesso che mi ha diretto nel precedente spettacolo teatrale, "Fiore, nessuno e centomila" e nei programmi televisivi degli ultimi anni. La produzione, mi raccomando, è Live Tour, Sister e Bibi Ballandi, che poi sarà come al solito in prima fila». Parla velocissimo, come sempre, ma la testa è già sul palco, dove ha una incontenibile voglia e una grande paura di salire.

Applaudito in tv, acclamato in radio. Possibile che abbia ancora paura di affrontare il pubblico?
«Altroché. Se uno è sicuro è finito. Io per fortuna sono tesissimo, dormo poco e passo le notti a pensare cosa dire e cosa fare lì sopra».

Già, che cosa dirà e che cosa farà?
«Sarà uno show nuovo. Io non faccio mai spettacoli di repertorio, con gag e personaggi vecchi. Quelli, al massimo li riservo nei bis, se me li chiedono. Cose tipo il Gobbo, Califano o Ignazio La Russa. Ma non posso anticipare troppo anche perché ci sarà molto spazio all'improvvisazione. Intendiamoci, ho i testi fissi, i pezzi cardine. Ma se succede qualcosa dettato dall'attualità vuoi che non ci faccia sopra una battuta?».

Il titolo questa volta è «Volevo fare il ballerino». È davvero così?

«È un gioco. Ho sempre avuto la velleità di ballare, ma così per puro cazzeggio. Mi piace vedere i ballerini, mi piace come si muovono. In questo spettacolo anch'io mi darò alle danze. O meglio, mi muoverò parecchio. Danza classica, flamenco, balli da discoteca».

Quindi si è allenato molto?

«Già. Frizzi deve tremare. Gli leverò il posto a "Ballando con le stelle".
Il ballerino sotto le stelle sarò io. Milly Carlucci è avvisata… Naturalmente scherzo, mi sono allenato, ma neanche più di tanto. Voglio essere il goffo che sono. Tenterò di ballare e sbaglierò moltissimo, cercando di imitare i passi di un corpo di ballo virtuale ma molto reale».
E in effetti Fiorello, grazie a una scenografia tecnologica e a grandi vidiwall, danzerà in video-synch con un corpo di ballo guidato dal coreografo Luca Tomassini. Dal vivo, invece, suonerà un'orchestra di 14 elementi diretta dall'immancabile Enrico Cremonesi, compagno di tante acrobazie musicali e di imprevedibili galoppate attraverso i generi.
Ma anche spalla e voce in falsetto di tanti sketch radiofonici. È Cremonesi, ad esempio, a far parlare i piccoli concorrenti di «Genius», vittime sacrificali della rabbia sempre più incontrollabile di Mike Bongiorno.

E i suoi ultimi cavalli di battaglia, i vari Mike, Cassano, Camilleri, ci saranno?
«Con Mike addirittura aprirò lo show. Sarà lui a fare un'improvvisata in mezzo al pubblico in sala. E poi ci saranno tante altre incursioni. Ma ci tengo a sottolineare che questo show non è "Viva Radio2" trasportato nei teatri. Io non so fare più di una cosa alla volta. Mi giostro tra generi di spettacolo ben distinti come tv, radio e show dal vivo. In tempi e modi differenti, anche se poi ogni tanto mi diverto a mischiarli e a fare un po' di confusione».

Quindi questo show è anche una contaminazione di generi?

«Sì. Direi che è un percorso attraverso il vecchio varietà, la tv di ieri e di oggi, la radio, il ballo e perfino la lirica».

La lirica?

«Ci sarà una piccola parodia su un tenore e un soprano. Per me è il pezzo più divertente di tutto lo spettacolo. Ma dico così, sulla carta. Perché poi è il pubblico a decidere. Sa una cosa?».

Cosa?

«Se questa intervista la facessimo alla vigilia dell'ultima data, prevista per il 16 settembre all'Arena di Verona, sarebbe completamente diversa. Il mio è un "work in progress", in cui strada facendo si aggiungono parti e se ne perdono altre. La sigla sarà "Allegro ritornello" di Alberto Lionello, un grande che mi piace ricordare. E poi il refrain fa rima con Fiorello. In scaletta ci sono pure "Città vuota", "Anche se sono stonato" di Lelio Luttazzi e "Besame Mucho". Niente swing americano, ma tanta musica italiana. E poi, avrò moltissime sorprese. Ho già sentito diversi amici e colleghi che, in vacanza nei posti dove mi esibisco, mi hanno detto che verranno a vedermi. Nelle date siciliane, per esempio, saliranno sul palco i Sugarfree, quelli di "Cleptomania". Ma la sorpresa più grande ha un sapore internazionale».

Di che cosa si tratta?

«Duetterò sulle note di "Home" con Michael Bublé in collegamento dal Canada. Un grandissimo onore che, se vorrà, ricambierò. Quando lui sarà in tournée, andrò a trovarlo nei suoi vidiwall».

Ormai tra voi è nata una vera amicizia. Ma com'è questo Bublé?

«Un tipo simpatico, un bravo ragazzo. Uno che non se la tira nonostante il successo planetario. Mi ha preso in simpatia dal
nostro primo incontro, durante "Stasera pago io". Lì mi invitò a un suo concerto a Roma e io gli diedi pure mezza buca. Non mi ricordo più per quale motivo. Poi lui è venuto a trovarmi in radio, dove abbiamo di nuovo cantato insieme».

Una bella soddisfazione per un non cantante di professione…

«Beh, è un riconoscimento, non c'è dubbio. Se fossi un cane non canterebbero con me. Detto questo, il mio mestiere è un altro».

E quale?

«Ancora non l'ho capito bene neanch'io. Due anni fa iniziavo lo spettacolo dicendo: "Non so cantare, ma canto. Non so ballare, ma ballo. Non sono attore, ma atto".
È proprio così».

Un mix che milioni di spettatori aspettano di rivedere in tv. Inutile girarci intorno, quando torna?

«Eh, qui ti volevo… "Se" torno».

Ma come? C'è pure la data, primavera 2006.

«Così dicono tutti perché ormai sanno che in tv faccio un anno sì e un anno no. Il prossimo è un anno sì. Ma dipende da tante cose, prima tra tutte da un'idea. Speriamo che da qui a tre mesi me ne venga una buona.
Con "Stasera pago io" ho già dato. Ho fatto tre edizioni e ora basta. Devo trovare qualcosa di diverso. Mettiamola così, se ci sarà una buona idea sarò felicissimo di tornare. Intanto in autunno riprenderò la tournée e se ce la faccio tornerò anche in radio».

E vacanze? Ne farà?

«Tutto agosto. Andrò al mare, come sempre. La mia vacanza è
in tre parole: mare, letto e tavola. In vacanza sono di una monotonia totale. Non faccio nient'altro se non starmene al mare fino alle otto di sera, poi a cena e poi a letto. Mare, magnà e dormì. Sempre così. All'infinito».

Eppure, quando era animatore nei villaggi, ha fatto divertire tanti italiani in vacanza. Qual è stata la sua estate indimenticabile?

«Eh, ormai sono tante, sono 45. Ma se devo scegliere, ne prendo tre. Una al mare a Letojanni, un paesino sotto Taormina dove andavo sempre da bambino. Quando c'era ancora mio padre. Poi c'è la mia prima estate da animatore. Avevo 17 anni, facevo qualsiasi cosa. Spostavo i tavoli, trasportavo valigie. Ma mi divertivo da matti. Infine, la prima estate con mia moglie Susanna.
Mi ruppi i legamenti e mi operarono. Non mi potevo muovere. La passammo chiusi in una stanza d'albergo a Riccione. Quella santa donna mi fece da infermiera. Una prova d'amore non indifferente. In ogni caso riuscimmo a divertirci lo stesso».

(Tv Sorrisi e Canzoni n.28/2005)