I suoi inizi? Ulisse in una
recita scolastica... aveva sei anni!
Fiorello e
Festivalbar. L'unico che ha avuto il piacere di toccarne tutte le tappe: prima
come spettatore, poi come concorrente e infine come conduttore. Raccontaci da
cosa è stato caratterizzato ciascuno di questi momenti, cosa ricordi, le
emozioni, le sensazioni...
Veramente! Sai, da spettatore l'ho visto nei primi anni in cui
dai villaggi sono passato alla radio, Radio Deejay. Ebbi così l'occasione,
tramite la radio, di assistervi, e ti parlo degli anni '89-'90. Vedere questo
ambiente della musica, questo aspetto della musica, in chiave Festivalbar, cioè
estiva, tutti pezzi che poi ti ricorderai in inverno, artisti internazionali
e... per me fu uno shock vedere tutto questo e dire anche: mah, chissà se un
giorno anch'io... Poi col passare degli anni mi ricordo che con Cecchetto
facemmo i dischi "Veramente falso" e "Nuovamente falso", e
andai come cantante all'ultima Arena di Verona che ci fu, con la Canzone del
sole di Battisti.
Quello
fu un impatto tremendo. L'Arena è particolare, hai il palcoscenico e davanti
una muraglia umana perché le gradinate sono molto perpendicolari al
palcoscenico, e l'emozione di stare davanti a questo pubblico gasatissimo,
bellissimo, è stata impressionante. Andando avanti, invece, avevo intrapreso la
strada più che del cantante del conduttore, vedi il Karaoke e altri programmi.
Mentre facevo il Karaoke, esattamente durante il trentennale del Festivalbar che
avrebbe dovuto essere presentato da Claudio Cecchetto, chiamarono me perché
Claudio si era sentito male, aveva la polmonite. Mi dissero: Fiore, Fiore, vieni
ad Ascoli perché Claudio sta male e devi presentare il Festivalbar. Io dissi: Porca miseria!
E in questo trentennale ci ritrovammo io, Jovanotti, Amadeus e Federica
Panicucci.
Conducemmo praticamente in
quattro, fu un'edizione entusiasmante, bellissima, con ascolti pazzeschi. Oggi,
nella mitica estate 1998, è la prima volta che faccio il conduttore ufficiale
al Festivalbar, ovviamente con la bellissima Alessia Marcuzzi, e questo mi ha
riempito di gioia
perché... sai di me si dice sempre: Fiorello non deve
stare in studio, deve andare fuori, stare nelle piazze, sono come condannato a
stare nelle piazze. Ma non è che puoi stare sempre nelle piazze, per cui mi
sono prefisso che per lo meno faccio l'inverno in studio e nelle piazze. È
stato quindi come un ritorno a casa, ritrovare il calore del pubblico vero, il
pubblico che può applaudirti ma ti può tirare anche un pomodoro. Non è che al
Festivalbar c'è l'assistente di studio che dice applaudite o urlate, lì tutto
è vero. Stare a contatto con tutti i cantanti, che tra l'altro conosco molto
bene essendo stato ospite in qualità di cantante al Festivalbar, ho fatto
Sanremo e faccio parte della nazionale cantanti, quindi sono anche un po'
cantante... mi trovo bene e anche i cantanti sono contenti. Quando mi vedono mi
dicono: Allora Fiore, stasera mi presenti tu? Ah bene, cosa mi farai, cosa mi
dirai?
Ecco,
succedono cose del genere. Per me questa conduzione di Festivalbar è stata
veramente divertente, tutto in attesa di questo autunno/inverno, nella fascia
pre serale di Canale5, dove stiamo ancora preparando un nuovo programma. Io,
infatti, tra una tappa e l'altra di Festivalbar, con gli altri autori, sto
preparando un nuovo programma su Canale5.
Qualche anteprima, Fiore?
Guarda, non sappiamo ancora il titolo, ma ti posso dire che ci
sarà poco meccanismo nel programma, ci sarà molto spazio per un Fiorello
giocherellone. Ho l'opportunità di, non avendo la piazza, creare giochi
"da piazza", facendo gareggiare per esempio varie città d'Italia. Di
base giocherò con molta gente in studio e... tenterò di divertirmi il più
possibile in modo da coinvolgere la gente a casa. Sai, gli appuntamenti
quotidiani hanno bisogno di un minimo di abitudine, ma soprattutto di un minimo
di rodaggio. Basti pensare al Karaoke che dopo due mesi volevano sopprimere, o a
"Tira e Molla", che ha iniziato con risultati scarsi rispetto a quelli
che poi ha ottenuti strada facendo. Anch'io, quindi, avrò bisogno di uno due
mesi di assestamento per abituarmi, e affinchè la gente si abitui ad un nuovo
programma, ad un nuovo personaggio, perché per quella fascia io sono nuovo, e
devo dire che è l'unica che mi manca perché ho fatto il pomeriggio ai tempi di
"Deejay Television" con Italia uno, dalle 20.00 in poi ho fatto il
Karaoke, ho fatto anche la prima serata e... mi mancava la fascia 18.30-20.00.
Beh dai, manca anche il mattino, è vero!
La
prima volta di Fiorello come è stata? Quella davanti al pubblico.
E chi se la ricorda. Guarda
che io per il pubblico non intendo quello per esempio di dieci anni fa, quando
ho iniziato a fare televisione. La mia prima volta... avevo quasi sei anni,
fecero una recita a scuola, eravamo quasi duemila bambini, e tra questi scelsero
me per il ruolo di Ulisse nell'Odissea. Credo che quell'episodio sia stata la
molla che ha fatto scattare tutto. Si vede che ho subito uno shock perché da
quella volta non ho voluto più sentir parlar di niente. Appena
vedevo tre, quattro persone, mi mettevo davanti e cominciavo a fare lo
"scemo". Quindi è stata quella la prima volta vera; ma quella davanti
ad un pubblico con me cosciente, perché magari a sei anni mi hanno messo lì
sul palco e non ero proprio cosciente di quello che stava succedendo, è stata
sicuramente nei villaggi turistici. Avevo diciassette anni, lavoravo al bar,
avevo portato dei caffè giù nel teatro e tornando con il vassoio in mano
vuoto, passando sul palco vidi un microfono, appoggiato su un'asta. Mi ricordo
che c'era una musica ambiente, perché da lì a dieci minuti sarebbe dovuto
iniziare lo spettacolo, io incominciai a ballare sulla base che stava andando e
il pubblico del villaggio, quindici venti persone, dissero: guarda è il
ragazzetto del bar! E mi applaudirono, e quello, devo dire, fu il mio primo
applauso. Poi lasciai il bar, diventai animatore e quindi tutte le sere facevo
qualcosa. I villaggi turistici sono stati una grande palestra e devo dire che è
stata una vera fortuna avere l'opportunità di stare davanti ad un pubblico
tutte le sere, per allenarsi. Ecco,
io l'ho fatto per quindici anni.
Domenico Pacifico 30 luglio 1998