La grande svolta? a 28 anni: basta coi villaggi turistici!
Da allora ad oggi, quanto lavoro c'è stato, quanti
sacrifici, quante occasioni sfruttate e magari anche perse e... quali sono state
le maggiori difficoltà e come le hai affrontate?
Mah... io non ho mai avuto occasioni, nel senso che sono stato
per molto tempo nei villaggi e non mi interessava avere successo in televisione,
per me era sufficiente quello che avevo dentro i villaggi e stavo bene. Ma a ventotto anni ho detto: adesso basta, sono stato
chiuso troppo qua dentro, adesso voglio vedere anche il mondo fuori. E sono
partito all'avventura. Tramite il fratello di Jovannotti, ero ospite a casa sua,
conobbi Lorenzo, Lorenzo mi fece conoscere Cecchetto, Cecchetto mi vide e mentre
eravamo lì a cena io mi misi a cazzeggiare e questi: Ma dai, proviamolo in
radio! E dalla radio poi ho fatto il disco, "Deejay Television" e... Questa diciamo è stata l'unica mia occasione e l'ho presa
al volo. E poi il resto è venuto tutto grazie ad un meccanismo che si mette in
moto, che si innesca quando si entra nel mondo dello spettacolo. Quindi col
tempo le cose sono cambiate, sono diventate più sistematiche, più
burocratiche, poi inizi a pensare a tutte le tattiche che ci possono essere,
quelli che ti gestiscono, entri in un meccanismo infernale, la televisione, i
dati di ascolto, l'indagine di mercato, di marketing, per sapere se piaci o non
piaci. Ci sono delle cose pazzesche e certe volte temo anche di non reggere
tutto questo baillame, mi piacerebbe solo andare sul palco, fare lo spettacolo e
andarmene. Molta gente mi vorrebbe... In questi giorni ho letto su molta stampa
che: Finalmente Fiorello a Festivalbar, lui è adatto più alla piazza che allo
studio. Però non si
può vivere solo di piazza e quindi ho detto: Inverno in studio, estate in
piazza.
Festivalbar. Si potrebbe dire: Ancora una rassegna canora,
basta! Ma nessuno osa. Evidentemente è qualcosa di più?
È una rassegna che esce un po' dal clichè delle
manifestazioni canore in quanto non c'è una giuria, non ci sono votazioni, non
c'è nessuno che dice questa è la canzone più bella.
L'unico giudice insindacabile è il pubblico, non quello che
sta lì in piazza, ma il pubblico in generale che decreta, con la vendita dei
dischi e i passaggi radiofonici, la canzone più bella dell'estate. A
Festivalbar non ci sono voti, vince il brano che si è sentito di più, i
cantanti non si sentono nemmeno in gara perché la manifestazione è una vetrina
per presentare i prodotti della musica italiana ed internazionale in un modo
molto semplice ma coinvolgente, pieno di tanta gente in posti meravigliosi... C'è
poco da fare, quando vedi la prima puntata di Festival Bar capisci che è
arrivata l'estate, secondo me, e questa può essere una battuta, anche i
cantanti sembrano più belli quando li vedi al Festivalbar, sono più
abbronzati, più allegri.
Quest'anno ho visto tutti gli artisti "gareggiare"
nelle prime due puntate e... se durante l'estate esce fuori una canzone
l'acchiappiamo subito, anche se si è a metà strada e magari arriva anche in
finale. Metti, non so, dovesse uscire un pezzo di qualcuno, ad esempio gli 883
escono con una canzone bellissima, tac, possono magari arrivare in finale e
anche vincere.
Ma al di là degli ascolti televisivi, quali sono le differenze fondamentali
con il festival di Sanremo, mi riferisco a quelle differenze che portano il
telespettatore a guardare lo show con uno stato d'animo diverso.
Quello è la tradizione che te lo deve dare, perché ormai il
festival di Sanremo è diventato tradizione, le giurie sono diventate
tradizione, le stesse ogni anno, le canzoni sono confezionate per fare il
festival di Sanremo, magari addirittura ci sono cantanti che fanno l'LP e hanno
tutto lo stile, e la canzone che poi va a vincere ne ha uno tutto suo che è il
così detto stile sanremese. Ormai fa parte del nostro costume italiano e a
Sanremo si parla pochissimo di musica perché si parla di conduttori, di chi
presenterà il Festival, si parla del vestito che avrà l'Erzigova, si parla di
più di... pettegolezzo che di musica, tutti i retroscena, programmi realizzati
appositamente su Sanremo, il "Dopo Festival". Tutti lo criticano ma
tutti vorrebbero presentarlo, questo per quanto riguarda i conduttori. Al
contrario, non tutti i cantanti ci vorrebbero andare, infatti i cantautori
italiani lo "snobbano".
Tu di piazze te ne intendi ormai da anni. Ti sei fatto una visione del
pubblico che esce di casa, raggiunge la piazza del suo paese e... si gode lo
spettacolo?
Il pubblico è lo stesso ma quando da casa arriva in piazza
cambia matematicamente, automaticamente. Non appena una persona viene in
contatto con un'altra che sta vicino ad un'altra che sta vicina ad un'altra, e
tutti stanno cantando, scatta quel fenomeno di massa che è appunto il pubblico
di piazza.
Che tipo di show secondo te manca in Italia?
Manca lo show all'americana, noi abbiamo sì il Costanzo show,
ma è totalmente diverso. Da noi manca il personaggio, la
struttura, il posto per poter realizzare uno show come quello americano.
Il Quiz, vecchio di decenni, ormai non regna più da noi, sembra essere
andato in pensione. Televisivamente parlando, pensi che un giorno possa accadere
la stessa cosa anche per la musica?
Per la musica non credo. Dire che il quiz non funziona più...
Intanto "Tira e Molla" va alla grande, "Sarrabanda" pure,
quindi io penso che il quiz come la musica non morirà mai, è un modo per
avvicinarsi a tutto il pubblico.
Cosa fanno grande il Festivalbar: gli artisti, i conduttori,
l'organizzazione, il pubblico live o... dati auditel e sher?
Festivalbar lo fa grande il cast, tutti gli artisti che vi
partecipano.
Ma la Marcuzzi che compagna di lavoro è?
È straordinaria. Ma tu ora mi dirai: Bhe, non potevi dire
altro. E invece no. È straordinaria veramente, è
naturale, spontanea, ci divertiamo, stiamo imparando a conoscerci meglio e...
sono contento di lavorare con lei, in passato avevo già fatto delle cose con
lei.
Curiosità del Festivalbar?
Alla prima puntata, come ogni anno, non si sa perché ma è diventata una
tradizione, nell'orario in cui si doveva iniziare a registrare e precisamente
alle 20.30, è cominciato a diluviare. Come ogni volta, comunque... Festivalbar
bagnato, Festivalbar fortunato.
Nuova generazione, quella targata classe '70, '80, '90. Pregi
e difetti?
Vedo che i giovani di oggi sono molto intraprendenti, però
credo che questo sia sempre valido, per tutte le generazioni, perché i giovani
sono sempre giovani, i vecchi di oggi erano giovani allora, ma questo non
significa che erano meno deficienti dei giovani di oggi. Quando
uno è giovane, ovviamente adeguato all'era che sta vivendo, si comporta di
conseguenza. Oggi siamo in un periodo governato dalle macchine, dai
computer, c'è poco lavoro e... nonostante ciò, secondo me, ci sono
dei giovani molto attenti, forse oggi sono un po' più svegli. Come difetto,
forse, sono un po' presuntuosetti, dovrebbero essere un po' più umili... però,
sai, è difficile fare un discorso così generico perché magari uno che legge
una cosa così dice: Ao bello, io sono a posto! Ma è un discorso in generale.
Cosa vorresti dirci che non ti abbiamo chiesto?
Cosa potrei dirti! Che sono uno che ci prova sempre nelle
cose, certe volte ci riesce e certe no. Però quando uno passa dei momenti
brutti, quando non riesce a fare una cosa, sembra banale dirlo, ma è quello il
momento in cui deve venire fuori la forza per continuare. Sai, però ti devi
abituare a farcela nel senso che se non ti succede mai niente, se ti va sempre
bene, non si cresce mai, quindi qualche batosta bisogna pure prenderla per
crescere.