Elisa - Padova

Padova, Arena spettacoli; 28 gennaio 2004, ore 21:45 : le luci si accendono sul palco a illuminare Rosario Tindaro Fiorello. L’applauso, pieno di aspettative, della gente riempie la sala enorme. Seimila paia di mani battono all’unisiono, a dimostrare l’affetto con cui Rosario viene accolto in questa sua seconda serata padovana.
Comincia lo show.

“Fiore, nessuno, centomila” è il titolo, davvero azzeccato per definire quello che è il personaggio televisivo più eclettico e meno catalogabile degli ultimi decenni.Fiore, in questi quindici anni di carriera è stato tutto e nulla, così tante volte sulla cresta dell’onda e così tante sommerso da quella sua stessa onda, a rischio di soffocare. E’ stato centomila personaggi, centomila voci e centomila volti, ma nessuna di quelle maschere è reale eppure ognuna è una parte di lui. Fiorello non è un cantante, non è un ballerino, non è un presentatore e nemmeno un attore, eppure ha saputo vestire tutti questi ruoli nel migliore dei modi.

E’ il “Messaggio di inizio spettacolo del presidente Ciampi” ad accogliere il pubblico: la voce fuori campo di Fiorello, l’accento livornese imitato con scioltezza, le immagini del presidente della Repubblica sui megaschermi. I personaggi e gli argomenti portati sul palco sono quasi totalmente nuovi, solo in parte conosciuti dagli ascoltatori del mitico “Viva Radio2”.
Si spazia da una divertente cronaca sui furti in albergo, con tanto di consigli per eludere le nuove tecnologie, sino ad un’improvvisazione ispirata dal pubblico, a tema “Il tempo delle mele”, da una crociata contro le diete e affini a esilaranti imitazioni di Tiziano Ferro e del “Piccolo vietnamita” Cocciante-Gobbo di Notre Dame o di un Vespa oltremodo fuori di testa.
Il tutto inframmezzato da canzoni, cantate con una voce energica, entusiasta, gioiosa, che pur non essendo quella di un cantante, sa emozionare.

Quando segui per tredici anni un artista, inevitabilmente ti ci affezioni e vi riscontri una certa familiarità. Finisci per sentirlo molto meno distante di quanto esso sia realmente, come se l’affezione fosse sufficiente ad annullare ogni distanza spazio-temporale. Ti abitui a vederlo, a conoscere i suoi ritmi, le sue espressioni. Lo vedi, in qualche modo, crescere, anno dopo anno; trasformarsi, migliorare; sparire, ricomparire, rinascere. Mercoledì sera ho realizzato come l’artista che ho seguito per tutto questo tempo, sia cresciuto. E’ diventato uno showman capace di catturare l’attenzione di seimila persone per tre ore continue. Capace di farti piegare dalle risate quanto di farti commuovere. Capace di una dialettica, di un espressività, di un trasformismo sorprendenti. Capace di dettare, senza sfigurare, con un Baglioni, graditissimo ospite a sorpresa della serata. Mi ha fatto un immenso piacere riscontare quello che Fiorello è diventato, mi ha suscitato anche un po’ di orgoglio, di soddisfazione, come se fosse un po’ anche merito mio.
Ma soprattutto mi ha emozionata.

Ore 00:45 : quelle stesse seimila paia di mani battono ancora, piene di calore e di sincero divertimento. E’ come se quell’applauso non avesse mai smesso di risuonare nell’arena.

Elisa _ San Donà di Piave(Venezia)